giovedì, 09 ottobre 2008

Di me posso fare qualsiasi cosa?

2bbd51e8aIl dibattito in corso nelle ultime settimane sul cosiddetto “fine vita” – con gli interrogativi riguardanti il testamento biologico, l’accanimento terapeutico e l’eutanasia – ha spesso fatto ricorso al principio dell’autodeterminazione. Con questa espressione si intende il dovere di rispettare la volontà della persona, che può lecitamente rifiutare un trattamento medico e non va sottoposta a una terapia in modo coercitivo.
Il problema, in questo caso, sorge quando tale libertà e “autonomia” della persona tende a diventare assoluta, tale cioè da non essere incrociata con altri principi ugualmente determinanti. Quale, ad esempio, il bene stesso dell’individuo.
In altri termini: qualsiasi azione una persona commetta su di sé e sul proprio corpo è sempre buona e moralmente accettabile? Il diritto di un malato di sottrarsi a una terapia, riconosciuto anche dalla Costituzione, equivale all’approvazione del suicidio o dell’eutanasia? Credo che ci sia un considerevole spazio in mezzo…
E che non basti la piena lucidità e autonomia per rendere un’azione legittima. Se così fosse, la legge dovrebbe rendere lecite pratiche quali il commercio dei propri organi a fine di lucro, l’automutilazione, perfino la vendita della propria libertà a qualcuno, consegnandosi volontariamente come schiavo. Sono esempi assurdi? Non proprio, visto che, in piena coerenza, c’è chi li teorizza.
La materia è certo complessa. Motivo in più, mi sembra, per essere estremamente cauti e non rinunciare a nessuna precauzione, etica e giuridica, quando è in gioco la vita e la dignità di un essere umano.
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categoria: vita, interrogativi, attualitĂ , eutanasia, scienza e fede


mercoledì, 14 maggio 2008

Dio e gli omini verdi

via lattea (Small)Sotto un titolo decisamente giornalistico, ma certo migliore del mio, ho trovato interessante l’articolo che segue, pubblicato sul Corriere della Sera di oggi. Non tanto per l’argomento (che non disdegno, come sanno i molti studenti con cui ho visto e discusso il film di fantascienza “Contact”) ma per l’apertura e la ragionevolezza dimostrata da questi astrofisici e teologi. Buona lettura.

Il Vaticano apre agli extraterrestri
«Si può credere in Dio e in E.T.»

Il teologo-astronomo Funes: anche loro potrebbero godere della misericordia del Padre

CITTÀ DEL VATICANO — «È possibile credere in Dio e negli extraterrestri. Si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione e nella redenzione». Lo afferma il capo degli astronomi vaticani, il gesuita argentino José Gabriele Funes, 45 anni, doppia laurea in teologia e in astrofisica. Non c'è da sospettare che un qualche giornalista abbia forzato le sue parole, perché l'intervista è dell'Osservatore Romano. Né è la prima volta che Funes azzarda simili affermazioni. Nonostante tali convinzioni, egli è stato posto a capo della Specola vaticana da papa Ratzinger nel 2006. «Come esiste una molteplicità di creature sulla terra — ha detto ancora il padre Funes — così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio». Obiezione vertiginosa: ma da chi sarebbero stati redenti questi alieni? Risposta fredda dell'astrofisico e teologo: «Non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell'amicizia piena con il loro Creatore ».

Ma se questi extraterrestri fossero peccatori? Tranquilli: «Anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini». Per Funes si può credere a «Dio creatore» e accettare l'ipotesi del big bang che è «la migliore spiegazione dell'origine dell'universo che abbiamo finora» e «non è in contraddizione con la fede: è ragionevole». Così egli combina la Bibbia e il telescopio: «Da astronomo io continuo a credere che Dio sia il creatore dell'universo e che noi non siamo il prodotto della casualità ma i figli di un padre buono, il quale ha per noi un progetto d'amore. La Bibbia fondamentalmente non è un libro di scienza» e dunque «non si può chiedere alla Bibbia una risposta scientifica ». Non è la prima volta — si capisce — che un uomo di Chiesa si avventura su questo terreno. Già il gesuita predecessore di Funes alla Specola, George Coyne, aveva definito come «temeraria e presuntuosa» in più occasioni «l'idea che non esistano altri esseri viventi al di fuori della Terra». Non c'è una posizione del magistero cattolico in questa materia avventurosa. L'inizio di un dibattito tra i teologi risale agli anni Cinquanta, quando molto si parlava di Ufo e si sognavano imminenti contatti con altre stirpi intelligenti.

Il padre Raimondo Spiazzi, domenicano, e il padre Gino Concetti, francescano, avevano già espresso idee somiglianti a quelle del padre Funes, per restare ad autori ospitati dall'Osservatore Romano. Possibilista in materia si era detto a suo tempo persino padre Pio, gran santo ma non certo teologo né cultore di astrofisica. A chi faceva obiezioni una volta ebbe a rispondere: «Vorresti che l'onnipotenza di Dio si limitasse al piccolo pianeta Terra?».

Luigi Accattoli
14 maggio 2008

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categoria: teologia, interrogativi, scienza e fede


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Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta… (Etty Hillesum, 11 agosto 1943)


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