
Insieme affermiamo…
In questa fine di estate, spenti i riflettori sulle Olimpiadi e un po’ anche sulla Georgia (ahimè), sui giornali trova spazio il dramma dei cristiani dell’India. Non è una novità, ma la stampa non ha mai dedicato eccessiva attenzione all’Orissa, fino a qualche giorno fa, quando due ragazze cattoliche della provincia indiana sono state bruciate vive per la loro fede religiosa.
L’articolo che segue documenta la tragedia e mostra come il fondamentalismo sia davvero cieco. Molto bello il commento che ho trovato qui. Dopo aver letto cosa accade nella terra di Gandhi, l’estate delle distrazioni e dello svago è davvero finita.
Lacrime e rabbia: viaggio nei villaggi fantasma dove sono stati uccisi i cattolici. Ecco l'altra faccia dell'India
India, sulle colline tra i cristiani in fuga
di Raimondo Bultrini
BHUBANESWAR (Orissa) - "Ho sentito dire che i corpi sono ancora sulla strada e si decompongono perché qui tutti hanno paura di raccoglierli per seppellirli". Padre Mathew è appena sceso dalle colline dei massacri, dove nei giorni scorsi almeno 14 cristiani sono stati uccisi a colpi di pietre, di machete, di bastoni. L'ultima vittima però era un hindu e si chiamava Dasaratha Pradhan ed era un contadino dalit o "Intoccabile", l'ultimo anello della società. Nonostante appartenesse alla casta più bassa - dalla quale vengono molti dei convertiti - Dasaratha non aveva mai abbracciato il cristianesimo come avevano fatto molti altri per sfuggire a un destino di emarginazione sociale e per ottenere qualche vantaggio economico. Era rimasto hindu e pregava le stesse divinità dei suoi assassini. È stato ucciso mentre una folla di migliaia di suoi compagni di fede dava la caccia a missionari e cristiani attraverso i villaggi immersi nella fitta giungla del distretto Kandhamal. Dasaratha gli aveva gridato con tutto il fiato che aveva in corpo: "Fermatevi! Che fate? Un vero hindu non uccide nemmeno gli animali!".
Non solo non lo sono stati a sentire. Lo hanno colpito a bastonate e lasciato moribondo sul posto, una strada del villaggio di Tiangia. "Solo ieri la polizia ha sotterrato il corpo, che ormai era stato quasi interamente divorato dai cani", ci racconta Padre Nayak, un prete cattolico vestito da laico come gran parte dei missionari dell'Arcidiocesi di Bhubaneswar.
Prima di Dasaratha nello stesso agglomerato di case di fango nella giungla pluviale - oggi ancora off limits perfino per il potente ministro dell'Interno del Congresso giunto da Delhi - erano morti tre cristiani. Per loro c'era stata bene o male una sepoltura, ma non per Dasaratha "il traditore".
I racconti dei testimoni diretti che incontriamo nell'Arcidiocesi sono però anche pieni di storie di eroismo di alcuni hindu. Mentre l'anziano Padre Mathew cercava un nascondiglio inseguito da centinaia di manifestanti con spade e bastoni, ha bussato a quattro porte sconosciute. Erano tutti hindu come scoprirà poi. Nelle prime tre hanno rifiutato di farlo entrare, nella quarta gli hanno offerto un bagno con un grande buco per lo scarico della fogna. Si è rintanato lì dentro mentre bussavano alla porta e cercavano in tutta la casa del generoso ospite. "È passata un'ora interminabile - racconta - finché mi hanno detto che potevo uscire per cercare un altro nascondiglio. Se sono ancora vivo è grazie a questa e altre tre famiglie induiste che mi hanno nascosto nella foresta".
Anche il suo assistente e un'altra decina di preti rifugiati nell'Arcidiocesi provengono dai villaggi delle colline. Padre Mathew ricorda bene come è cominciata l'ennesima guerra. Aveva saputo al telefono che sabato notte era stato ucciso Swami Laskhanananda Saraswati, un santone hindu seguito da migliaia di fedeli. La polizia attribuiva il delitto ai maoisti tra i quali ci sono anche molti cattolici, ma il sacerdote sapeva che i seguaci dello Swami se la sarebbero presa con tutti loro. Il santone non voleva che i preti convertissero al cristianesimo i devoti delle divinità primordiali e si era trasferito apposta nelle colline di Kandhamal per riportare indietro le pecorelle smarrite. Di sicuro alla sua morte gli eredi avrebbero cercato vendetta e, a loro modo, giustizia. Tutti ne erano consapevoli da Raikia a Tiangia, da Phulbani e Bhubaneswar.
Infatti la domenica mattina la cappella della chiesa di Padre Mathew a Phulbani nel cuore delle colline era deserta. Nessuno immaginava però che stavolta - com'era già accaduto in misura minore nel Natale scorso dopo un fallito attentato allo stesso Swami - la caccia all'uomo si sarebbe trasformata in una strage.
Quella stessa domenica una folla di cinque o seimila hindu raggiunse Phulbani dopo aver attraversato villaggi e gruppi di case sparse. Le loro grida si udivano da lontano e tutti sentirono avvicinare l'orda minacciosa, ma c'era poco tempo per evacuare l'intero villaggio a maggioranza cattolico.
"Vanda Matherem, Maro Christian", "Ti saluto Madre, uccidiamo i cristiani!", hanno sentito ripetere come un incubo quelli che sono rimasti come Padre Matthew. "Ero paralizzato dal terrore, e ho mandato i ragazzi e il mio assistente a scavalcare il muro che dà verso la foresta per salvarsi. Io sono rimasto nella chiesa e ho visto attraverso il portale che la folla portava con sé un feretro. Era il corpo dello Swami ucciso. Ma era solo un monito. Lo hanno fermato davanti alla mia chiesa e poi sono ripartiti portandeselo via. E all'indomani, dopo la cremazione, sono iniziati i massacri".
(continua qui)
“Per 16 minuti – scrive il giornalista – immagini raccapriccianti d’attentati di matrice islamica si alternano ai versetti più controversi del Corano che, presi alla lettera, suonano come espliciti inviti alla violenza contro gli infedeli. Associazione arbitraria, mentre va giudicata inaccettabile l’equiparazione del testo sacro musulmano al Mein Kampf hitleriano o il suo appiattimento su interpretazioni illiberali e repressive, che pure sono note e anche oggi ben visibili. In 14 secoli, chi ha detto di ispirarsi alle parole del Corano è stato capace di produrre santità di vita e capolavori d’arte, saggezza e scienza, così come conflitti e intolleranza, arretratezza e sottomissione delle donne. Né sembra possibile o sensato improvvisare un bilancio tra esiti positivi e conseguenze negative”.
L’articolo prosegue sottolineando le reazioni giustamente sdegnate delle istituzioni internazionali, Onu, Nato, Unione europea, governo olandese in testa. Ora il film è stato tolto dal web: qui un riassunto della vicenda. Commenta Lavazza: “Si può leggere il rincorrersi di dichiarazioni concilianti come un tentativo di prevenire esplosioni di violenza nelle comunità di immigrati, azioni terroristiche o ritorsioni economiche, ammettendo la sostanziale incapacità di limitare o di sostenere una massiccia protesta musulmana. (Non saremo comunque noi, dalle colonne di questo giornale, a non apprezzare il riguardo riservato all’islam)”.
Del tutto condivisibile anche la conclusione dell’articolista: “Non si rammenta tale mobilitazione per episodi in cui sono stati il cristianesimo,
Continua a far discutere la conversione del giornalista Magdi Allam al cristianesimo, resa pubblica la notte di Pasqua con il battesimo ricevuto dalle mani dello stesso Benedetto XVI. Che si dice a scuola?
Credo valga la pena leggere il testo integrale della lettera al Corriere della Sera, pubblicata solo in parte all’indomani del rito in San Pietro. La si può trovare qui, insieme a una sintesi delle principali reazioni e ad alcune interessanti riflessioni. Magister è sempre acuto e ha un’ottima memoria.
Ugualmente, vale la pena fermarsi su queste considerazioni, in cui mi ritrovo per contenuto e stile. Molto bella è la citazione che Tornielli fa delle parole di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferite alla responsabilità dei mass media in questi casi: “Mettere l’uno contro l’altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana”.
La prima. “Kamikaze in Iraq, uccise oltre 50 persone”. Anche il giorno di Pasqua in Iraq è stato caratterizzato da sangue e violenze: 42 morti. A Mosul, nel nordovest del Paese, un attentatore suicida ha provocato la morte di almeno 13 soldati iracheni e 42 feriti.
I ribelli hanno colpito anche
Nel calendario dell’odio fratricida tutti i giorni sono uguali.
La seconda. La conversione di Magdi Allam fa il giro del mondo. Il vicedirettore del Corriere della Sera è stato battezzato durante la solenne veglia pasquale da papa Benedetto XVI in San Pietro.
Mi colpisce, nella lettera in cui il giornalista racconta la sua scelta, il passaggio finale. Prima Magdi “Cristiano” Allam sferra un vibrante atto di accusa all’islam “fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”, e alla Chiesa timorosa “di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici”. Per poi concludere: “Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura”.
C’è tutto l’ardore del neofita nelle sue parole, ma anche una provocazione da raccogliere. Risorgere è anche non avere più paura di essere se stessi.
Cosa possono fare insieme i credenti di religioni diverse? A pochi giorni dalla fine del Ramadan, il mese in cui i musulmani digiunano in onore del Corano, una bella risposta la si trova nel messaggio che il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato, come ogni anno, in occasione della festa di ‘Id al-Fitr, la giornata che conclude il Ramadan. Vi si legge, tra l’altro:
“I monaci buddhisti che sfilano per le strade del Myanmar ci stanno offrendo un grande insegnamento”. A parlare così è Claudio Torrero, direttore responsabile della rivista interreligiosa Interdipendenza. Ricorda che l’immagine più stereotipata che del Buddhismo si ha in Occidente è quella di una fuga dal mondo, una concentrazione su se stessi che esclude l’impegno civile. “E’ evidente – sottolinea – che quanto accade in queste ore dimostra esattamente il contrario. Mostra che il radicamento nella dimensione interiore della preghiera e della meditazione può dare il coraggio di affrontare sistemi di potere dotati di una schiacciante superiorità materiale”. Riprende ciò che affermava Gandhi, “ciò che comunemente chiamiamo nonviolenza, lui lo indicava prevalentemente col termine satyagraha, traducibile con forza della verità. Cioè solo chi persiste in un rapporto indefettibile con la verità può trovare la forza di operare un cambiamento sociale secondo giustizia. La trasformazione sociale ha la sua radice nella trasformazione personale”. E sempre riprendendo gli insegnamenti del mahatma riafferma che “dietro la nonviolenza c’è sempre una ricerca spirituale”. Tra i fatti dell’estate che più mi sono rimasti impressi c’è la vicenda di padre Giancarlo Bossi, il missionario italiano rapito nelle Filippine e liberato dopo 39 giorni di prigionia. Al suo rilascio, fra le altre cose, ha affermato:
“… Vorrei allora dirvi una cosa. Il mio rapimento non c’entra niente con la religione: sono stati criminali e basta che volevano far soldi. Anzi, poveri disgraziati ostaggi (loro, più di me) di chi li manda avanti a fare del male. La sera, lassù in montagna, li vedevo pregare e allora gli chiedevo: ma che Dio è il vostro Allah se pregate con il fucile mitragliatore e tenete prigioniero un povero prete? E loro rispondevano: Allah è Allah, ma non c’entra con il lavoro, questo è lavoro e basta. Nella mia parrocchia di Payao la metà sono musulmani e c’erano tutti, cristiani e musulmani, per il mio ritorno. Non alimentiamo l’odio, impariamo a convivere. Io li ho già perdonati, fatelo anche voi”.
Certo non possono essere estese ai tanti, troppi, episodi del genere, molti dei quali sconosciuti o dimenticati, ma queste parole mi sono sembrate sagge ed estremamente chiare su due punti: