Insieme affermiamo…
Si riduce (purtroppo) a questa sola domanda la questione della presenza di fedeli musulmani, immigrati e non, nelle nostre città. Merita perciò tutta l’attenzione che anche i grandi giornali gli stanno riservando il sito www.padovaislam.it, avviato da tempo dalla diocesi di Padova, che merita una visita e una lettura attenta e senza pregiudizi.
La diocesi veneta interviene anche sulla domanda del titolo. Nel rispetto delle leggi e delle procedure, la moschea è un'occasione per i padovani di «imparare a vivere insieme, pur nella diversità. Essa può favorire il clima di concordia. Per superare paura e allarmismo – puntualizza comunque
“Per 16 minuti – scrive il giornalista – immagini raccapriccianti d’attentati di matrice islamica si alternano ai versetti più controversi del Corano che, presi alla lettera, suonano come espliciti inviti alla violenza contro gli infedeli. Associazione arbitraria, mentre va giudicata inaccettabile l’equiparazione del testo sacro musulmano al Mein Kampf hitleriano o il suo appiattimento su interpretazioni illiberali e repressive, che pure sono note e anche oggi ben visibili. In 14 secoli, chi ha detto di ispirarsi alle parole del Corano è stato capace di produrre santità di vita e capolavori d’arte, saggezza e scienza, così come conflitti e intolleranza, arretratezza e sottomissione delle donne. Né sembra possibile o sensato improvvisare un bilancio tra esiti positivi e conseguenze negative”.
L’articolo prosegue sottolineando le reazioni giustamente sdegnate delle istituzioni internazionali, Onu, Nato, Unione europea, governo olandese in testa. Ora il film è stato tolto dal web: qui un riassunto della vicenda. Commenta Lavazza: “Si può leggere il rincorrersi di dichiarazioni concilianti come un tentativo di prevenire esplosioni di violenza nelle comunità di immigrati, azioni terroristiche o ritorsioni economiche, ammettendo la sostanziale incapacità di limitare o di sostenere una massiccia protesta musulmana. (Non saremo comunque noi, dalle colonne di questo giornale, a non apprezzare il riguardo riservato all’islam)”.
Del tutto condivisibile anche la conclusione dell’articolista: “Non si rammenta tale mobilitazione per episodi in cui sono stati il cristianesimo,
Continua a far discutere la conversione del giornalista Magdi Allam al cristianesimo, resa pubblica la notte di Pasqua con il battesimo ricevuto dalle mani dello stesso Benedetto XVI. Che si dice a scuola?
Credo valga la pena leggere il testo integrale della lettera al Corriere della Sera, pubblicata solo in parte all’indomani del rito in San Pietro. La si può trovare qui, insieme a una sintesi delle principali reazioni e ad alcune interessanti riflessioni. Magister è sempre acuto e ha un’ottima memoria.
Ugualmente, vale la pena fermarsi su queste considerazioni, in cui mi ritrovo per contenuto e stile. Molto bella è la citazione che Tornielli fa delle parole di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferite alla responsabilità dei mass media in questi casi: “Mettere l’uno contro l’altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana”.
La prima. “Kamikaze in Iraq, uccise oltre 50 persone”. Anche il giorno di Pasqua in Iraq è stato caratterizzato da sangue e violenze: 42 morti. A Mosul, nel nordovest del Paese, un attentatore suicida ha provocato la morte di almeno 13 soldati iracheni e 42 feriti.
I ribelli hanno colpito anche
Nel calendario dell’odio fratricida tutti i giorni sono uguali.
La seconda. La conversione di Magdi Allam fa il giro del mondo. Il vicedirettore del Corriere della Sera è stato battezzato durante la solenne veglia pasquale da papa Benedetto XVI in San Pietro.
Mi colpisce, nella lettera in cui il giornalista racconta la sua scelta, il passaggio finale. Prima Magdi “Cristiano” Allam sferra un vibrante atto di accusa all’islam “fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”, e alla Chiesa timorosa “di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici”. Per poi concludere: “Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura”.
C’è tutto l’ardore del neofita nelle sue parole, ma anche una provocazione da raccogliere. Risorgere è anche non avere più paura di essere se stessi.
Fra pochi giorni, domenica 27 gennaio, sarà celebrata la “Giornata della memoria”, l’annuale appuntamento dedicato al ricordo delle vittime della Shoah. Ogni volta mi piace metterne in luce un aspetto diverso. Quest’anno il taglio lo offre, con grande saggezza, il Pime di Milano, promotore di una mostra sui “Giusti dell’Islam”. Pochi sanno, infatti, che tra i circa 22mila nomi, censiti dallo Yad Vashem di Gerusalemme, di coloro che si impegnarono per salvare gli ebrei durante la persecuzione nazista ci sono anche settanta musulmani.
Cosa possono fare insieme i credenti di religioni diverse? A pochi giorni dalla fine del Ramadan, il mese in cui i musulmani digiunano in onore del Corano, una bella risposta la si trova nel messaggio che il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato, come ogni anno, in occasione della festa di ‘Id al-Fitr, la giornata che conclude il Ramadan. Vi si legge, tra l’altro:Tra i fatti dell’estate che più mi sono rimasti impressi c’è la vicenda di padre Giancarlo Bossi, il missionario italiano rapito nelle Filippine e liberato dopo 39 giorni di prigionia. Al suo rilascio, fra le altre cose, ha affermato:
“… Vorrei allora dirvi una cosa. Il mio rapimento non c’entra niente con la religione: sono stati criminali e basta che volevano far soldi. Anzi, poveri disgraziati ostaggi (loro, più di me) di chi li manda avanti a fare del male. La sera, lassù in montagna, li vedevo pregare e allora gli chiedevo: ma che Dio è il vostro Allah se pregate con il fucile mitragliatore e tenete prigioniero un povero prete? E loro rispondevano: Allah è Allah, ma non c’entra con il lavoro, questo è lavoro e basta. Nella mia parrocchia di Payao la metà sono musulmani e c’erano tutti, cristiani e musulmani, per il mio ritorno. Non alimentiamo l’odio, impariamo a convivere. Io li ho già perdonati, fatelo anche voi”.
Certo non possono essere estese ai tanti, troppi, episodi del genere, molti dei quali sconosciuti o dimenticati, ma queste parole mi sono sembrate sagge ed estremamente chiare su due punti: