mercoledì, 12 novembre 2008

vaticano_-_islamInsieme affermiamo…
     
Dal 4 al 6 novembre scorso, in Vaticano, si è tenuto il primo seminario del forum cattolico-musulmano, un’iniziativa voluta dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e da una Delegazione dei 138 firmatari musulmani della lettera aperta intitolata Una Parola Comune. Il tema del seminario è stato «Amore di Dio, amore del prossimo».
Ecco alcuni, interessanti, passaggi del documento redatto al termine dei lavori e firmato da entrambe le parti. Non mi sembra poco…
   
La vita umana è un dono preziosissimo di Dio a ogni persona, dovrebbe essere quindi preservata e onorata in tutte le sue fasi.
 
La dignità umana deriva dal fatto che ogni persona è creata da un Dio amorevole per amore, le sono stati offerti i doni della ragione e del libero arbitrio e, quindi, le è stato permesso di amare Dio e gli altri. Sulla solida base di questi principi la persona esige il rispetto della sua dignità originaria e della sua vocazione umana. Quindi ha diritto al pieno riconoscimento della propria identità e della propria libertà di individuo, comunità e governo, con il sostegno della legislazione civile che garantisce pari diritti e piena cittadinanza.
 
Affermiamo che la creazione dell'umanità da parte di Dio presenta due grandi aspetti: la persona umana maschio e femmina e ci impegniamo insieme a garantire che la dignità e il rispetto umani vengano estesi sia agli uomini sia alle donne su una base paritaria.
  
L'amore autentico del prossimo implica il rispetto della persona e delle sue scelte in questioni di coscienza e di religione. Esso include il diritto di individui e comunità a praticare la propria religione in privato e in pubblico.
      
Le minoranze religiose hanno il diritto di essere rispettate nelle proprie convinzioni e pratiche religiose. Hanno anche diritto ai propri luoghi di culto e le loro figure e i loro simboli fondanti che considerano sacri non dovrebbero subire alcuna forma di scherno o di irrisione.
       
Professiamo che cattolici e musulmani sono chiamati a essere strumenti di amore e di armonia tra i credenti e per tutta l'umanità, rinunciando a qualsiasi oppressione, violenza aggressiva e atti terroristici, in particolare quelli perpetrati in nome della religione, e a sostenere il principio di giustizia per tutti.
    
I giovani sono il futuro delle comunità religiose e delle società in generale. Vivranno sempre di più in società multiculturali e multireligiose. È essenziale che siano ben formati nelle proprie tradizioni religiose e ben informati sulle altre culture e religioni.
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domenica, 11 maggio 2008

Moschea sì o no?

padovaislamSi riduce (purtroppo) a questa sola domanda la questione della presenza di fedeli musulmani, immigrati e non, nelle nostre città. Merita perciò tutta l’attenzione che anche i grandi giornali gli stanno riservando il sito www.padovaislam.it, avviato da tempo dalla diocesi di Padova, che merita una visita e una lettura attenta e senza pregiudizi.

La diocesi veneta interviene anche sulla domanda del titolo. Nel rispetto delle leggi e delle procedure, la moschea è un'occasione per i padovani di «imparare a vivere insieme, pur nella diversità. Essa può favorire il clima di concordia. Per superare paura e allarmismo – puntualizza comunque la Curia – non è lesivo della libertà religiosa che le autorità competenti chiedano, e rendano note alla città, garanzie sulle attività, i finanziamenti e i soggetti responsabili di questi nuovi centri di aggregazione e di preghiera».

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domenica, 30 marzo 2008

Fitna

Su Avvenire di ieri un editoriale di Andrea Lavazza commenta la vicenda di “Fitna”, il brutto filmato realizzato e diffuso del deputa­to olandese Geert Wilders, che dà dell’islam un’interpretazione unicamente violenta e intollerante.

Fitnathemovie“Per 16 minuti – scrive il giornalista – immagini raccapriccianti d’at­tentati di matrice islamica si alternano ai ver­setti più controversi del Corano che, presi alla lettera, suonano come espliciti inviti alla vio­lenza contro gli infedeli. Associazione arbitra­ria, mentre va giudicata inaccettabile l’equiparazione del testo sacro musulmano al Mein Kampf hitleriano o il suo appiattimento su interpretazioni illiberali e repressive, che pure sono note e anche oggi ben visibili. In 14 secoli, chi ha detto di ispirarsi alle parole del Corano è stato capace di produrre santità di vita e ca­polavori d’arte, saggezza e scienza, così come conflitti e intolleranza, arretratezza e sotto­missione delle donne. Né sembra possibile o sensato improvvisare un bilancio tra esiti po­sitivi e conseguenze negative”.

L’articolo prosegue sottolineando le reazioni giustamente sdegnate delle istituzioni internazionali, Onu, Nato, Unione europea, governo olandese in testa. Ora il film è stato tolto dal web: qui un riassunto della vicenda. Commenta Lavazza: “Si può leggere il rincorrersi di dichiara­zioni concilianti come un tentativo di preve­nire esplosioni di violenza nelle comunità di immigrati, azioni terroristiche o ritorsioni e­conomiche, ammettendo la sostanziale incapacità di limitare o di sostenere una massic­cia protesta musulmana. (Non saremo co­munque noi, dalle colonne di questo giorna­le, a non apprezzare il riguardo riservato all’i­slam)”.

Del tutto condivisibile anche la conclusione dell’articolista: “Non si rammenta tale mobilitazione per episodi in cui sono stati il cristianesimo, la Chiesa o il papa oggetto di insulto, vilipendio, scherno, falsificazione storica o letture distor­te. Certo, in quei casi la reazione degli interes­sati e dei credenti è, in genere, lungi dall’esse­re intollerante o bellicosa. Tende però ad ave­re preminenza e prevalenza, nelle reazioni e nei giudizi comuni, la libertà di espressione e di critica, giustamente considerate un bene da custodire della nostra civiltà. Civiltà che però è nata proprio dalle radici cristiane, che han­no fatto crescere la pianta dei diritti inviolabi­li della persona. Come Avvenire ha già avuto modo di dire, la li­bertà di religione sembra implicare anche u­na tutela del nucleo delle credenze fondanti dagli attacchi immotivati. Una ragione, quin­di, per non avallare in alcun modo il film o­landese, ma pure per chiedere che la difesa i­stituzionale scatti per tutte le religioni. Anche quando non vi sono minacce di attacchi e di boicottaggi”.

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venerdì, 28 marzo 2008

Sempre sulla via di Damasco

allamContinua a far discutere la conversione del giornalista Magdi Allam al cristianesimo, resa pubblica la notte di Pasqua con il battesimo ricevuto dalle mani dello stesso Benedetto XVI. Che si dice a scuola?

Credo valga la pena leggere il testo integrale della lettera al Corriere della Sera, pubblicata solo in parte all’indomani del rito in San Pietro. La si può trovare qui, insieme a una sintesi delle principali reazioni e ad alcune interessanti riflessioni. Magister è sempre acuto e ha un’ottima memoria.

Ugualmente, vale la pena fermarsi su queste considerazioni, in cui mi ritrovo per contenuto e stile. Molto bella è la citazione che Tornielli fa delle parole di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferite alla responsabilità dei mass media in questi casi: “Mettere l’uno contro l’altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana”.

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domenica, 23 marzo 2008

Pasqua di morte e risurrezione

Sono due le notizie di questa Pasqua 2008.

PIANTO169La prima. “Kamikaze in Iraq, uccise oltre 50 persone”. Anche il giorno di Pasqua in Iraq è stato caratterizzato da sangue e violenze: 42 morti. A Mosul, nel nordovest del Paese, un attentatore suicida ha provocato la morte di almeno 13 soldati iracheni e 42 feriti.

I ribelli hanno colpito anche la Zona Verde di Bagdad, il settore ultraprotetto dove sorgono l’ambasciata statunitense e gli uffici del governo iracheno. Un kamikaze alla guida di un’autobomba ha inoltre provocato sette morti e quattordici feriti nel quartiere a maggioranza sciita di Shula, nell’ovest della capitale. La polizia irachena, ha ritrovato poi altri 12 corpi crivellati di proiettili in diverse zone del Paese.

Nel calendario dell’odio fratricida tutti i giorni sono uguali.

1_160216La seconda. La conversione di Magdi Allam fa il giro del mondo. Il vicedirettore del Corriere della Sera è stato battezzato durante la solenne veglia pasquale da papa Benedetto XVI in San Pietro.

Mi colpisce, nella lettera in cui il giornalista racconta la sua scelta, il passaggio finale. Prima Magdi “Cristiano” Allam sferra un vibrante atto di accusa all’islam “fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”, e alla Chiesa timorosa “di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici”. Per poi concludere: “Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura”.

C’è tutto l’ardore del neofita nelle sue parole, ma anche una provocazione da raccogliere. Risorgere è anche non avere più paura di essere se stessi.

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mercoledì, 23 gennaio 2008

I “giusti” che non ti aspetti

sito GIUSTI_bassaFra pochi giorni, domenica 27 gennaio, sarà celebrata la “Giornata della memoria”, l’annuale appuntamento dedicato al ricordo delle vittime della Shoah. Ogni volta mi piace metterne in luce un aspetto diverso. Quest’anno il taglio lo offre, con grande saggezza, il Pime di Milano, promotore di una mostra sui “Giusti dell’Islam”. Pochi sanno, infatti, che tra i circa 22mila nomi, censiti dallo Yad Vashem di Gerusalemme, di coloro che si impegnarono per salvare gli ebrei durante la persecuzione nazista ci sono anche settanta musulmani.
Con questo loro gesto – notano al Pime – essi hanno ricordato che la frase del Talmud «Chi salva una vita salva il mondo intero» compare anche nel Corano. Oggi, però, sono i più dimenticati tra i Giusti, perché politicamente scorretti sia per tanti ebrei che per tanti arabi. Sono infatti un invito ad andare oltre le generalizzazioni facili nella percezione dell’altro e delle sue aspirazioni. Attraverso i suoi 25 pannelli, la mostra racconta alcune di queste storie. Parla di due bosniaci, tre albanesi, due diplomatici turchi e un iraniano che con il loro coraggio salvarono alcune decine di ebrei.
La mostra si apre domani ed è visitabile fino al 10 febbraio. Se qualcuno passa da Milano, non perda l’occasione.
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lunedì, 01 ottobre 2007

I giovani e la collaborazione fra le religioni

musulCosa possono fare insieme i credenti di religioni diverse? A pochi giorni dalla fine del Ramadan, il mese in cui i musulmani digiunano in onore del Corano, una bella risposta la si trova nel messaggio che il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato, come ogni anno, in occasione della festa di ‘Id al-Fitr, la giornata che conclude il Ramadan. Vi si legge, tra l’altro:
“Spetta a noi tutti, in quanto persone religiose, essere anzitutto educatori a favore della pace, dei diritti dell’uomo, di una libertà rispettosa di ciascuno, ma anche di una vita sociale sempre più forte, poiché l’uomo deve prendersi cura dei propri fratelli e sorelle in umanità, senza alcuna discriminazione.
Tutti insieme, membri di tradizioni religiose diverse, siamo chiamati a diffondere un insegnamento che onori ogni creatura umana, un messaggio d’amore fra le persone e fra i popoli. Spetta a noi, in particolare, formare in questo spirito le giovani generazioni che avranno la responsabilità del mondo di domani.
In questo spirito, bisogna considerare importanti la continuazione e l’intensificazione del dialogo fra cristiani e musulmani, nella sua dimensione educatrice e culturale, perché si mobilitino tutte le forze a servizio dell’uomo e dell’umanità, perché le giovani generazioni non formino dei blocchi culturali o religiosi gli uni contro gli altri, ma siano autentici fratelli e sorelle in umanità”.
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mercoledì, 19 settembre 2007

Non alimentiamo l'odio

Tra i fatti dell’estate che più mi sono rimasti impressi c’è la vicenda di padre Giancarlo Bossi, il missionario italiano rapito nelle Filippine e liberato dopo 39 giorni di prigionia. Al suo rilascio, fra le altre cose, ha affermato:

vis-foto-reportage“… Vorrei allora dirvi una cosa. Il mio rapimento non c’entra niente con la religione: sono stati criminali e basta che volevano far soldi. Anzi, poveri disgraziati ostaggi (loro, più di me) di chi li manda avanti a fare del male. La sera, lassù in montagna, li vedevo pregare e allora gli chiedevo: ma che Dio è il vostro Allah se pregate con il fucile mitragliatore e tenete prigioniero un povero prete? E loro rispondevano: Allah è Allah, ma non c’entra con il lavoro, questo è lavoro e basta. Nella mia parrocchia di Payao la metà sono musulmani e c’erano tutti, cristiani e musulmani, per il mio ritorno. Non alimentiamo l’odio, impariamo a convivere. Io li ho già perdonati, fatelo anche voi”. 

Certo non possono essere estese ai tanti, troppi, episodi del genere, molti dei quali sconosciuti o dimenticati, ma queste parole mi sono sembrate sagge ed estremamente chiare su due punti:

  1. la religione, quando è vissuta autenticamente, non si affida alla violenza
  2. Dio deve c’entrare anche col lavoro (qualunque nostra attività…), altrimenti cadiamo in contraddizioni insuperabili!
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Chi sono

Utente: ediaco
Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta… (Etty Hillesum, 11 agosto 1943)


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