domenica, 02 novembre 2008

DSCF6848 (Medium)L’arte di sentire Dio

   

“Sentire Dio è la cosa più semplice e al tempo stesso la più importante della vita. Posso sentirlo nella natura, nelle stelle, nell’amore, nella musica e nella letteratura, nella parola della Bibbia e in molti altri modi ancora. È un’arte dell’attenzione che occorre apprendere come l’arte di amare o di essere capaci nel lavoro” (C.M. Martini).

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categoria: interrogativi


martedì, 14 ottobre 2008

“No, non siamo immortali”

malatoAncora sul tema della vita e della malattia, credo offra numerosi spunti di discussione la testimonianza di Sylvie Menard, ricercatrice presso il Centro oncologico di Milano e per anni assistente del professor Umberto Veronesi. Tre anni fa la Menard si è ammalata di cancro. “E ho ricominciato a vivere”. Ecco una parte della trascrizione del suo intervento, andato in onda durante una trasmissione di Radio Rai 1.
 
“Come allieva di Veronesi ho sempre pensato: testamento biologico e eutanasia sono dei diritti. Io, come francese, sono per la libertà in assoluto perché sono dei diritti: magari io non ne avrò bisogno, però mi sembra giusto che ogni persona possa decidere della sua fine. Poi tre anni fa mi sono ammalata di cancro anch’io e questo trauma - che è un trauma terribile, perché obbliga a pensare alla morte, non alla morte come l’avevo sempre pensata, la morte degli altri, ma obbliga a pensare alla propria morte - e questo percorso di considerare la morte come un evento assolutamente naturale, obbligatorio, non c’è morte se non c’è vita, mi ha permesso, se vogliamo, di rinascere, di ricominciare a vivere, di ritornare protagonista della mia vita e di lasciare un po’ la malattia da parte.
Facendo questo procedimento, mi sono accorta che su testamento biologico ed eutanasia avevo completamente cambiato parere. Il testamento biologico e, soprattutto, l’eutanasia, se c’è in questo Paese c’è perché lo hanno chiesto i sani. Invece di fare la terapia del dolore, costa di meno dire allora a questo punto c’è l’eutanasia, se tu proprio questo non lo sopporti più, ti do una via d’uscita. La depressione è la stessa cosa. Io ho sperimentato cosa vuol dire depressione: si perde la voglia di vivere, allora è chiaro che il paziente depresso a questo punto chiede di morire.
0841fc38Io credo che in un Paese civile – essendo la vita una cosa preziosissima – la prima cosa da difendere è la vita. Quando sento parlare della morte degna mi dà molto fastidio, perché la morte degna vuol dire che dall’altra parte si tenderebbe a dire che c’è una vita indegna. E per uno che chiede di morire perché ha delle difficoltà a continuare a vivere, ci sono decine di altri pazienti che hanno la stessa malattia e che, invece, con coraggio cercano di andar avanti. Noi stiamo dicendo a questa gente che la loro vita è indegna…
Io fino al tumore ero una persona immortale. Come tutti i sani noi ci sentiamo immortali fino a quando non ci succede qualcosa che ci dice che immortale tu non sei, allora cambiano completamente gli aspetti. È per questo che credo che il testamento biologico non serva a niente, perché nessuno da sano può sapere come reagirebbe in caso di una malattia grave”.
 
Per approfondire si può leggere qui un articolo tratto da Famiglia Cristiana: “Una legge serve. Ma giusta”.
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categoria: vita, interrogativi, attualitĂ , eutanasia


giovedì, 09 ottobre 2008

Di me posso fare qualsiasi cosa?

2bbd51e8aIl dibattito in corso nelle ultime settimane sul cosiddetto “fine vita” – con gli interrogativi riguardanti il testamento biologico, l’accanimento terapeutico e l’eutanasia – ha spesso fatto ricorso al principio dell’autodeterminazione. Con questa espressione si intende il dovere di rispettare la volontà della persona, che può lecitamente rifiutare un trattamento medico e non va sottoposta a una terapia in modo coercitivo.
Il problema, in questo caso, sorge quando tale libertà e “autonomia” della persona tende a diventare assoluta, tale cioè da non essere incrociata con altri principi ugualmente determinanti. Quale, ad esempio, il bene stesso dell’individuo.
In altri termini: qualsiasi azione una persona commetta su di sé e sul proprio corpo è sempre buona e moralmente accettabile? Il diritto di un malato di sottrarsi a una terapia, riconosciuto anche dalla Costituzione, equivale all’approvazione del suicidio o dell’eutanasia? Credo che ci sia un considerevole spazio in mezzo…
E che non basti la piena lucidità e autonomia per rendere un’azione legittima. Se così fosse, la legge dovrebbe rendere lecite pratiche quali il commercio dei propri organi a fine di lucro, l’automutilazione, perfino la vendita della propria libertà a qualcuno, consegnandosi volontariamente come schiavo. Sono esempi assurdi? Non proprio, visto che, in piena coerenza, c’è chi li teorizza.
La materia è certo complessa. Motivo in più, mi sembra, per essere estremamente cauti e non rinunciare a nessuna precauzione, etica e giuridica, quando è in gioco la vita e la dignità di un essere umano.
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categoria: vita, interrogativi, attualitĂ , eutanasia, scienza e fede


sabato, 13 settembre 2008

Vigilie

DSC05034b (Medium)“Voi ragazzi andate da qualche parte o soltanto dove capita?”

Jack Kerouac, On the road

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venerdì, 16 maggio 2008

Juno

juno-topSe ne avete l'opprtunità, andate a vedere questo film. Merita una bella discussione...
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mercoledì, 14 maggio 2008

Dio e gli omini verdi

via lattea (Small)Sotto un titolo decisamente giornalistico, ma certo migliore del mio, ho trovato interessante l’articolo che segue, pubblicato sul Corriere della Sera di oggi. Non tanto per l’argomento (che non disdegno, come sanno i molti studenti con cui ho visto e discusso il film di fantascienza “Contact”) ma per l’apertura e la ragionevolezza dimostrata da questi astrofisici e teologi. Buona lettura.

Il Vaticano apre agli extraterrestri
«Si può credere in Dio e in E.T.»

Il teologo-astronomo Funes: anche loro potrebbero godere della misericordia del Padre

CITTÀ DEL VATICANO — «È possibile credere in Dio e negli extraterrestri. Si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione e nella redenzione». Lo afferma il capo degli astronomi vaticani, il gesuita argentino José Gabriele Funes, 45 anni, doppia laurea in teologia e in astrofisica. Non c'è da sospettare che un qualche giornalista abbia forzato le sue parole, perché l'intervista è dell'Osservatore Romano. Né è la prima volta che Funes azzarda simili affermazioni. Nonostante tali convinzioni, egli è stato posto a capo della Specola vaticana da papa Ratzinger nel 2006. «Come esiste una molteplicità di creature sulla terra — ha detto ancora il padre Funes — così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio». Obiezione vertiginosa: ma da chi sarebbero stati redenti questi alieni? Risposta fredda dell'astrofisico e teologo: «Non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell'amicizia piena con il loro Creatore ».

Ma se questi extraterrestri fossero peccatori? Tranquilli: «Anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini». Per Funes si può credere a «Dio creatore» e accettare l'ipotesi del big bang che è «la migliore spiegazione dell'origine dell'universo che abbiamo finora» e «non è in contraddizione con la fede: è ragionevole». Così egli combina la Bibbia e il telescopio: «Da astronomo io continuo a credere che Dio sia il creatore dell'universo e che noi non siamo il prodotto della casualità ma i figli di un padre buono, il quale ha per noi un progetto d'amore. La Bibbia fondamentalmente non è un libro di scienza» e dunque «non si può chiedere alla Bibbia una risposta scientifica ». Non è la prima volta — si capisce — che un uomo di Chiesa si avventura su questo terreno. Già il gesuita predecessore di Funes alla Specola, George Coyne, aveva definito come «temeraria e presuntuosa» in più occasioni «l'idea che non esistano altri esseri viventi al di fuori della Terra». Non c'è una posizione del magistero cattolico in questa materia avventurosa. L'inizio di un dibattito tra i teologi risale agli anni Cinquanta, quando molto si parlava di Ufo e si sognavano imminenti contatti con altre stirpi intelligenti.

Il padre Raimondo Spiazzi, domenicano, e il padre Gino Concetti, francescano, avevano già espresso idee somiglianti a quelle del padre Funes, per restare ad autori ospitati dall'Osservatore Romano. Possibilista in materia si era detto a suo tempo persino padre Pio, gran santo ma non certo teologo né cultore di astrofisica. A chi faceva obiezioni una volta ebbe a rispondere: «Vorresti che l'onnipotenza di Dio si limitasse al piccolo pianeta Terra?».

Luigi Accattoli
14 maggio 2008

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categoria: teologia, interrogativi, scienza e fede


domenica, 11 maggio 2008

Amore, libertĂ  e responsabilitĂ 

bacioI media ne hanno rilanciato una sola frase, spesso anche manipolandola, ma il discorso fatto ieri dal Papa nell’anniversario dell’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae merita di essere letto integralmente. Si mostra evidente infatti la tua teologia pastorale di papa ratzinger: il rapporto tra ragione e amore, l’urgenza educativa, la concezione integrale dell’uomo. Mi sembra si possano sottolineare soprattutto tre passaggi.

Il primo. L’amore fra un uomo e una donna non va impoverito nella divisione tra anima e corpo, né ridotto al solo sentimento, “spesso fugace e precario”, ma va inserito in una visione globale, in cui l’unità della persona è rispettata, così come la totalità del dono reciproco degli sposi “che nell'accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa di amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà”. E allora, “come potrebbe un simile amore rimanere chiuso al dono della vita? La vita è sempre un dono inestimabile; ogni volta che si assiste al suo sorgere percepiamo la potenza dell'azione creatrice di Dio che si fida dell'uomo e in questo modo lo chiama a costruire il futuro con la forza della speranza”.

Il secondo. La parola chiave per entrare con coerenza nell’insegnamento evangelico, anche in questo campo, “rimane quella dell'amore”. Tutto si comprende in questa luce. Perché “l'uomo diventa realmente se stesso quando corpo e anima si ritrovano in intima unità… Tolta questa unità si perde il valore della persona e si cade nel grave pericolo di considerare il corpo come un oggetto che si può comperare o vendere”. Ed ecco la frase tanto citata: “Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa”.

Il terzo. È urgente riscoprire l’alleanza tra ragione e amore. Tra dono e responsabilità. Il frutto sarà “qualcosa di grande”, ossia “il sorgere della responsabilità per la vita, che rende fecondo il dono che ognuno fa di sé all'altro. È frutto di un amore che sa pensare e scegliere in piena libertà, senza lasciarsi condizionare oltre misura dall'eventuale sacrificio richiesto. Da qui scaturisce il miracolo della vita che i genitori sperimentano in se stessi, verificando come qualcosa di straordinario quanto si compie in loro e tramite loro. Nessuna tecnica meccanica può sostituire l'atto d'amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione”.

Dunque, è a questo senso alto dell’amore, come libertà che si dona e accoglie responsabilmente, che deve puntare un’adeguata educazione alla sessualità. “Fornire false illusioni nell'ambito dell'amore o ingannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l'esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai principi di libertà e di democrazia. La libertà deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza della dedizione all'altro anche con il sacrificio; senza queste componenti non cresce la comunità degli uomini e il rischio di rinchiudersi in un cerchio di egoismo asfissiante rimane sempre in agguato”.

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categoria: vita, teologia, interrogativi, attualitĂ , benedetto xvi


mercoledì, 06 febbraio 2008

Maschio e femmina li creò?

famigliaMercoledì 30 gennaio, grande risalto su tutti i giornali. Nelle scuole elementari britanniche sarà forse presto proibito usare l'espressione “mamma e papà” e diventerà obbligatorio utilizzare il più neutro “genitori”, in modo particolare nelle comunicazioni a casa. Come riportato dal popolare quotidiano Daily Mail, il ministro per la Scuola e l’infanzia Ed Balls farà propria la proposta lanciata dall'organizzazione per i diritti degli omosessuali “Stonewall”, mirante ad abituare i bambini britannici delle elementari all'idea che potrebbero esserci genitori dello stesso sesso. Naturalmente, proseguono gli organi di stampa, tra le espressioni che dovranno essere bandite dalle scuole inglesi ci sono anche: “comportati da uomo” e “siete un branco di donnicciole”.

Venerdì 1 febbraio, titoloni di apertura: “I padri non servono più”. Entro cinque anni la scienza potrebbe essere in grado di rendere superfluo il ruolo dei maschi nel processo riproduttivo. Le donne saranno in grado – se davvero lo vogliono – di avere figli per conto proprio. La rivoluzionaria tecnica, allo studio presso l’università di Newcastle, ancora in Gran Bretagna, prevede di trasformare le cellule estratte dal midollo spinale in spermatozoi, che verrebbero quindi usati per fecondare gli ovuli. Una sorta di auto-fecondazione. C’è però un inconveniente: anche ammesso che sia realmente fattibile, con questa tecnica potrebbero nascere solo bambine, in quanto allo “sperma femminile” mancherebbe il cromosoma Y.

Sono due notizie di questo 2008 ancora agli inizi. Meritano un po’ di attenzione. In nome della lotta alla infertilità – che però non viene curata, né si individuano le cause – e ancor più alla discriminazione sessuale, sempre deplorevole, si avanzano molte proposte. Ma “avere una mamma e un papà è diritto di ogni bambino”, riconosce la conduttrice del Tg3 Bianca Berlinguer, certo non di area cattolica. “Nella vita, per mille situazioni, non sempre è possibile – continua la giornalista – ma deciderlo consapevolmente dall’inizio è sbagliato. Un bimbo per me nasce comunque da un incontro tra una donna e un uomo”.

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categoria: vita, interrogativi, attualitĂ 


martedì, 29 gennaio 2008

Ma gli animali ci vanno in Paradiso?

animaliPotrà sembrare un interrogativo marginale, ma credo non sia proprio così. Lo dimostra il dibattito teologico, antichissimo, e il sentimento diffuso, molto profondo e da non trascurare. Qui un bell’esempio di entrambi.
Certo è difficile dare una risposta chiara e definitiva, visto che l’eternità – per sua natura – sfugge alla nostra piena comprensione. Alcuni punti fermi, però, credo si possano registrare. Primo: non stiamo parlando di un luogo “fisico”, quindi è fuorviante fermarsi troppo sull’aspetto materiale della cosa. Secondo: la “nuova creazione”, come la definisce San Paolo, non riguarda certamente l’uomo soltanto. Ciò non toglie che ci sia una differenza qualitativa tra l’essere umano e le altre creature; differenza che non può essere intesa come un dispregio verso il resto della creazione, come se fosse solo uno strumento per le nostre più diverse soddisfazioni. Terzo: credo che, oltre ad un aspetto oggettivo, ce ne sia una soggettivo. Ossia il potere dell’amore, del nostro amore, capace di dare forma fin da ora a legami e a scenari che l’eternità potrà solo perfezionare e fissare nella loro definitiva e piena bellezza. Resta inimmaginabile per noi, forse, cosa questo significhi precisamente. Ma il Dio che veste i gigli del campo, e a cui non è sconosciuto il minimo filo d’erba, ha tali sorprese in serbo per noi, da rendere feconda di vita ogni singola lacrima versata “quaggiù”.
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categoria: teologia, interrogativi, aldilĂ 


giovedì, 17 gennaio 2008

Un’altra occasione persa

tmpphpxNOT3IHo atteso un po’ prima di intervenire sulle note polemiche di questi giorni che hanno coinvolto Benedetto XVI e l’Università “La Sapienza” di Roma. Del Papa avevo appena scritto. Soprattutto, però, mi sembrava importante ascoltare, riflettere, lasciar sfumare le prime emozioni.

Ora un articolo di Dario Fo, pubblicato su “Il Messaggero” di oggi, mi spinge a prendere in mano la penna. S’intitola: “Persa un’occasione per capire Benedetto XVI”. Giusto. E inizia con una citazione dal discorso mai pronunciato del Papa: “la fede non va imposta in modo autoritario, può essere solo donata in libertà”. Più che giusto. Dopodiché esplode la meraviglia e la sorpresa dell’attore per affermazioni da lui definite “sconvolgenti”, ma in realtà tutt’altro che nuove in bocca a un Papa, sull’autonomia della scienza e il cammino della ragione. Nessun oltranzismo nelle parole di Ratzinger, commenta Fo. Men che meno oscurantismo. Egli “non vuole imporre, ma consiglia. Auspica, non ordina. Aiuta, non costringe. Alla fine, ci vorrebbe tutti uniti e con un unico, augurabile obiettivo comune: la famosa verità”.

La meraviglia, a questo punto, è la mia. Lasciando da parte chi ha fini strumentali ed è in cattiva fede – e ce ne sono, l’abbiamo visto – come si può ignorare che Benedetto XVI, come il suo predecessore, ha un grandissimo rispetto per l’uomo e la sua libertà? Che è una persona dolce, altro che intollerante. Come è possibile che persistano tanti e tali pregiudizi sulla presunta inimicizia tra fede e scienza, e sul ruolo della religione nella nostra società? Cosa può restituire alla verità, depurandole da eccessi e autentiche menzogne, le immagini distorte diffuse sulla storia della Chiesa, su Galileo e sullo stesso Papa tedesco?

Certo, anche una volta che avremo abbandonato i paraocchi o saranno caduti i veli della maldestra informazione, non tutto l’insegnamento cristiano troverà aperto consenso e adesione globale. Nessuno si illude. Ma è ben diverso continuare a gettarsi violentemente in faccia slogan e offensive caricature, credendo di saper già tutto, piuttosto che approfondire le ragioni, non fermarsi alle semplificazioni (comprese quelle dei giornali), far credito all’altro di essere migliore di come me l’hanno descritto. Di qua e di là.

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categoria: interrogativi, attualitĂ , benedetto xvi


Chi sono

Utente: ediaco
Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta… (Etty Hillesum, 11 agosto 1943)


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