Quando, alcuni mesi fa, Benedetto XVI ha liberalizzato l’uso del Messale latino riformato da Giovanni XXIII (1962), ci fu chi gridò allo scandalo, perché in quel testo si pregava “per la conversione degli ebrei”. Nei giorni scorsi, è stata diffusa una nuova formula, che si potrebbe tradurre così: “Preghiamo per gli Ebrei: affinché Dio, Nostro Signore, illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini. Dio onnipotente ed eterno che vuoi che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che, entrando la pienezza delle genti nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo”.
È così scandaloso che un cristiano auspichi che tutti conoscano la verità di Dio e si salvino? Eppure c’è chi ha gridato all’antisemitismo e ha chiesto l’interruzione del dialogo fra le due religioni. Non così il rabbino David Rosen, presidente del Comitato ebraico internazionale per il dialogo interreligioso, così come un’assemblea di quattrocento rabbini americani, che valuta come “estrema e molto dannosa” la reazione di alcuni. Fino a Giorgio Israel, che pochi giorni fa scriveva su un quotidiano: “Se è sconsiderato interrompere il dialogo, collocare
Fra pochi giorni, domenica 27 gennaio, sarà celebrata la “Giornata della memoria”, l’annuale appuntamento dedicato al ricordo delle vittime della Shoah. Ogni volta mi piace metterne in luce un aspetto diverso. Quest’anno il taglio lo offre, con grande saggezza, il Pime di Milano, promotore di una mostra sui “Giusti dell’Islam”. Pochi sanno, infatti, che tra i circa 22mila nomi, censiti dallo Yad Vashem di Gerusalemme, di coloro che si impegnarono per salvare gli ebrei durante la persecuzione nazista ci sono anche settanta musulmani.