lunedì, 15 settembre 2008

Primo giorno di scuola

primo giorno di scuola“In realtà, basta amare”.
Alla ripresa delle lezioni, non ho altro augurio da fare a tutti se non queste quattro lapidarie parole. Le ha pronunciate ieri il Papa a Lourdes. C’entrano molto anche con la scuola, con l’educazione, con lo studio… Ognuno saprà bene a cosa e soprattutto a chi applicarle…
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domenica, 11 maggio 2008

Amore, libertĂ  e responsabilitĂ 

bacioI media ne hanno rilanciato una sola frase, spesso anche manipolandola, ma il discorso fatto ieri dal Papa nell’anniversario dell’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae merita di essere letto integralmente. Si mostra evidente infatti la tua teologia pastorale di papa ratzinger: il rapporto tra ragione e amore, l’urgenza educativa, la concezione integrale dell’uomo. Mi sembra si possano sottolineare soprattutto tre passaggi.

Il primo. L’amore fra un uomo e una donna non va impoverito nella divisione tra anima e corpo, né ridotto al solo sentimento, “spesso fugace e precario”, ma va inserito in una visione globale, in cui l’unità della persona è rispettata, così come la totalità del dono reciproco degli sposi “che nell'accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa di amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà”. E allora, “come potrebbe un simile amore rimanere chiuso al dono della vita? La vita è sempre un dono inestimabile; ogni volta che si assiste al suo sorgere percepiamo la potenza dell'azione creatrice di Dio che si fida dell'uomo e in questo modo lo chiama a costruire il futuro con la forza della speranza”.

Il secondo. La parola chiave per entrare con coerenza nell’insegnamento evangelico, anche in questo campo, “rimane quella dell'amore”. Tutto si comprende in questa luce. Perché “l'uomo diventa realmente se stesso quando corpo e anima si ritrovano in intima unità… Tolta questa unità si perde il valore della persona e si cade nel grave pericolo di considerare il corpo come un oggetto che si può comperare o vendere”. Ed ecco la frase tanto citata: “Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa”.

Il terzo. È urgente riscoprire l’alleanza tra ragione e amore. Tra dono e responsabilità. Il frutto sarà “qualcosa di grande”, ossia “il sorgere della responsabilità per la vita, che rende fecondo il dono che ognuno fa di sé all'altro. È frutto di un amore che sa pensare e scegliere in piena libertà, senza lasciarsi condizionare oltre misura dall'eventuale sacrificio richiesto. Da qui scaturisce il miracolo della vita che i genitori sperimentano in se stessi, verificando come qualcosa di straordinario quanto si compie in loro e tramite loro. Nessuna tecnica meccanica può sostituire l'atto d'amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione”.

Dunque, è a questo senso alto dell’amore, come libertà che si dona e accoglie responsabilmente, che deve puntare un’adeguata educazione alla sessualità. “Fornire false illusioni nell'ambito dell'amore o ingannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l'esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai principi di libertà e di democrazia. La libertà deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza della dedizione all'altro anche con il sacrificio; senza queste componenti non cresce la comunità degli uomini e il rischio di rinchiudersi in un cerchio di egoismo asfissiante rimane sempre in agguato”.

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domenica, 20 aprile 2008

Dio della compassione

papa ground zero«O Dio dell'amore, della compassione e della riconciliazione, rivolgi il Tuo sguardo su di noi, popolo di molte fedi e tradizioni diverse, che siamo riuniti oggi in questo luogo, scenario di incredibile violenza e dolore.

Ti chiediamo nella Tua bontà di concedere luce e pace eterna a tutti coloro che sono morti in questo luogo - i primi eroici soccorritori: i nostri vigili del fuoco, agenti di polizia, addetti ai servizi di emergenza e personale della Capitaneria di Porto, insieme a tutti gli uomini e le donne innocenti, vittime di questa tragedia solo perché il loro lavoro e il loro servizio li ha portati qui l'11 settembre 2001.

Ti chiediamo, nella Tua compassione di portare la guarigione a coloro i quali, a causa della loro presenza qui in quel giorno, soffrono per le lesioni e la malattia. Guarisci anche la sofferenza delle famiglie ancora in lutto e di quanti hanno perso persone care in questa tragedia. Concedi loro la forza di continuare a vivere con coraggio e speranza.

Ricordiamo anche coloro che hanno trovato la morte, i feriti e quanti hanno perso i loro cari in quello stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania. I nostri cuori si uniscono ai loro mentre la nostra preghiera abbraccia il loro dolore e la loro sofferenza.

Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento: pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne e pace tra le Nazioni della terra. Volgi verso il Tuo cammino di amore coloro che hanno il cuore e la mente consumati dall'odio.

Dio della comprensione, sopraffatti dalla dimensione immane di questa tragedia, cerchiamo la Tua luce e la Tua guida mentre siamo davanti a eventi così tremendi. Concedi a coloro le cui vite sono state risparmiate di poter vivere in modo che le vite perdute qui non siano state perdute invano.

Confortaci e consolaci, rafforzaci nella speranza e concedici la saggezza e il coraggio di lavorare instancabilmente per un mondo in cui pace e amore autentici regnino tra le Nazioni e nei cuori di tutti».

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giovedì, 10 aprile 2008

Attenzione e delicatezza

divorzio1Ho trovato molto interessante il discorso fatto nei giorni scorsi da Benedetto XVI ad un congresso promosso dal Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II”. I giornali l’hanno riassunto come segue. Ratzinger: aborto e divorzio colpe gravi, ma le persone vanno aiutate a riprendersi. Il Papa invita la Chiesa ad “accostarsi con attenzione materna e delicatezza a chi ne porta le ferite interiori”. Ecco un piccolo estratto del suo discorso.
Davvero gli uomini e le donne dei nostri giorni si trovano talvolta spogliati e feriti, ai margini delle strade che percorriamo, spesso senza che nessuno ascolti il loro grido di aiuto e si accosti alla loro pena, per alleviarla e curarla. Nel dibattito, spesso puramente ideologico, si crea nei loro confronti una specie di congiura del silenzio. Solo nell’atteggiamento dell’amore misericordioso ci si può avvicinare per portare soccorso e permettere alle vittime di rialzarsi e di riprendere il cammino dell’esistenza. (…)
Divorzio e aborto sono scelte di natura certo differente, talvolta maturate in circostanze difficili e drammatiche, che comportano spesso traumi e sono fonte di profonde sofferenze per chi le compie. Esse colpiscono anche vittime innocenti: il bambino appena concepito e non ancora nato, i figli coinvolti nella rottura dei legami familiari. In tutti lasciano ferite che segnano la vita indelebilmente. Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell’aborto procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che, in misura diversa e fatta salva la valutazione delle responsabilità soggettive, ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale ed autore della vita. (…)
A queste persone la Chiesa ha il dovere primario di accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna, per annunciare la vicinanza misericordiosa di Dio in Gesù Cristo. (…) I "no" che la Chiesa pronuncia nelle sue indicazioni morali e sui quali talvolta si ferma in modo unilaterale l’attenzione dell’opinione pubblica, sono in realtà dei grandi "sì" alla dignità della persona umana, alla sua vita e alla sua capacità di amare. Sono l’espressione della fiducia costante che, nonostante le loro debolezze, gli esseri umani sono in grado di corrispondere alla altissima vocazione per cui sono stati creati: quella di amare”.
Sullo stesso tema era intervenuto qualche mese fa anche il cardinale Tettamanzi, arcivescovo di Milano, con una lettera ai divorziati largamente diffusa anche oltre i confini della diocesi. Qui una breve presentazione del testo.
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categoria: vita, attualitĂ , benedetto xvi


venerdì, 28 marzo 2008

Sempre sulla via di Damasco

allamContinua a far discutere la conversione del giornalista Magdi Allam al cristianesimo, resa pubblica la notte di Pasqua con il battesimo ricevuto dalle mani dello stesso Benedetto XVI. Che si dice a scuola?

Credo valga la pena leggere il testo integrale della lettera al Corriere della Sera, pubblicata solo in parte all’indomani del rito in San Pietro. La si può trovare qui, insieme a una sintesi delle principali reazioni e ad alcune interessanti riflessioni. Magister è sempre acuto e ha un’ottima memoria.

Ugualmente, vale la pena fermarsi su queste considerazioni, in cui mi ritrovo per contenuto e stile. Molto bella è la citazione che Tornielli fa delle parole di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferite alla responsabilità dei mass media in questi casi: “Mettere l’uno contro l’altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana”.

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categoria: persone, islam, attualitĂ , benedetto xvi, religioni e violenza


venerdì, 15 febbraio 2008

Il dialogo non si interrompe

Koln-PapaRavQuando, alcuni mesi fa, Benedetto XVI ha liberalizzato l’uso del Messale latino riformato da Giovanni XXIII (1962), ci fu chi gridò allo scandalo, perché in quel testo si pregava “per la conversione degli ebrei”. Nei giorni scorsi, è stata diffusa una nuova formula, che si potrebbe tradurre così: “Preghiamo per gli Ebrei: affinché Dio, Nostro Signore, illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini. Dio onnipotente ed eterno che vuoi che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che, entrando la pienezza delle genti nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo”.

È così scandaloso che un cristiano auspichi che tutti conoscano la verità di Dio e si salvino? Eppure c’è chi ha gridato all’antisemitismo e ha chiesto l’interruzione del dialogo fra le due religioni. Non così il rabbino David Rosen, presidente del Comitato ebraico internazionale per il dialogo interreligioso, così come un’assemblea di quattrocento rabbini americani, che valuta come “estrema e molto dannosa” la reazione di alcuni. Fino a Giorgio Israel, che pochi giorni fa scriveva su un quotidiano: “Se è sconsiderato interrompere il dialogo, collocare la Chiesa nell’asse del male antisemita è un’autentica follia”. L’Italia è uno dei paesi meno antisemiti d’Europa. Qualcuno pensa che la sua storia cristiana non c’entri con questo?

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giovedì, 17 gennaio 2008

Un’altra occasione persa

tmpphpxNOT3IHo atteso un po’ prima di intervenire sulle note polemiche di questi giorni che hanno coinvolto Benedetto XVI e l’Università “La Sapienza” di Roma. Del Papa avevo appena scritto. Soprattutto, però, mi sembrava importante ascoltare, riflettere, lasciar sfumare le prime emozioni.

Ora un articolo di Dario Fo, pubblicato su “Il Messaggero” di oggi, mi spinge a prendere in mano la penna. S’intitola: “Persa un’occasione per capire Benedetto XVI”. Giusto. E inizia con una citazione dal discorso mai pronunciato del Papa: “la fede non va imposta in modo autoritario, può essere solo donata in libertà”. Più che giusto. Dopodiché esplode la meraviglia e la sorpresa dell’attore per affermazioni da lui definite “sconvolgenti”, ma in realtà tutt’altro che nuove in bocca a un Papa, sull’autonomia della scienza e il cammino della ragione. Nessun oltranzismo nelle parole di Ratzinger, commenta Fo. Men che meno oscurantismo. Egli “non vuole imporre, ma consiglia. Auspica, non ordina. Aiuta, non costringe. Alla fine, ci vorrebbe tutti uniti e con un unico, augurabile obiettivo comune: la famosa verità”.

La meraviglia, a questo punto, è la mia. Lasciando da parte chi ha fini strumentali ed è in cattiva fede – e ce ne sono, l’abbiamo visto – come si può ignorare che Benedetto XVI, come il suo predecessore, ha un grandissimo rispetto per l’uomo e la sua libertà? Che è una persona dolce, altro che intollerante. Come è possibile che persistano tanti e tali pregiudizi sulla presunta inimicizia tra fede e scienza, e sul ruolo della religione nella nostra società? Cosa può restituire alla verità, depurandole da eccessi e autentiche menzogne, le immagini distorte diffuse sulla storia della Chiesa, su Galileo e sullo stesso Papa tedesco?

Certo, anche una volta che avremo abbandonato i paraocchi o saranno caduti i veli della maldestra informazione, non tutto l’insegnamento cristiano troverà aperto consenso e adesione globale. Nessuno si illude. Ma è ben diverso continuare a gettarsi violentemente in faccia slogan e offensive caricature, credendo di saper già tutto, piuttosto che approfondire le ragioni, non fermarsi alle semplificazioni (comprese quelle dei giornali), far credito all’altro di essere migliore di come me l’hanno descritto. Di qua e di là.

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categoria: interrogativi, attualitĂ , benedetto xvi


lunedì, 07 gennaio 2008

Un papa no global?

messa 1 gennaioSono solo le ultime parole dell’omelia di ieri di Benedetto XVI, ma sono le più citate nelle cronache di oggi. In molti resoconti, le uniche. Il mio pensiero è volato subito al 7 luglio 2001, a Genova. “Anche oggi – ha affermato il Papa nella festa dell’Epifania – resta in molti sensi  vero quanto diceva il profeta: ‘nebbia fitta avvolge le nazioni’ e la nostra storia. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti”.
Sono parole importanti, che hanno valso a papa Ratzinger l’appellativo di “no global” su qualche quotidiano. In realtà, fa solo il suo mestiere. Come dimostra il passaggio successivo, anch’esso molto bello, benché molto meno citato. “Questa grande speranza può essere solo Dio… non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano (Spe salvi n. 31): il Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto. Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità”.
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categoria: benedetto xvi, mondo globale


lunedì, 03 dicembre 2007

Saremo sopraffatti dalla gioia
   
giudizio finaleNella recente enciclica di Benedetto XVI “Spe salvi”, Nella speranza siamo stati salvati, ci sono alcuni passaggi particolarmente stimolanti. I paragrafi sulla vita eterna e l’aldilà sono fra questi. È difficilissimo parlarne: i cristiani “non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell'insieme che la loro vita non finisce nel vuoto”.
Cosa si può dire allora? Una cosa possiamo farla: “cercare di uscire col nostro pensiero dalla temporalità della quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che l'eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità”. Sarà come “immergersi nell'oceano dell'infinito amore, nel quale il tempo – il prima e il dopo – non esiste più”. E saremo “semplicemente sopraffatti dalla gioia”.
Se questo è il paradiso, come descrivere l’inferno? Con la morte, la scelta di vita fatta da ciascuno di noi diventa definitiva. A questo punto, “possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all'amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l'odio e hanno calpestato in se stesse l'amore…  è questo che si indica con la parola inferno”. Non un luogo, dunque…
Si tratta di una semplice possibilità? Il Papa stesso constata che “nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un'ultima apertura interiore per la verità, per l'amore, per Dio”. Essa, però, è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male. Che cosa avviene di costoro? Dovremmo dire, di noi… Come va inteso il Giudizio di Dio? Premesso che “la grazia non esclude la giustizia. Non cambia il torto in diritto. Non è una spugna che cancella tutto così che quanto s'è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore”, il Giudizio sarà l’incontro con un Dio che ci ama senza riserve. “Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. È l'incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l'impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il suo sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una trasformazione certamente dolorosa « come attraverso il fuoco ». È, tuttavia, un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiamma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio”.
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categoria: teologia, interrogativi, benedetto xvi, aldilĂ 


Chi sono

Utente: ediaco
Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta… (Etty Hillesum, 11 agosto 1943)


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