martedì, 02 dicembre 2008

Semplificazioni

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C’è quasi da farci l’abitudine, tanto sono diffuse nell’informazione televisiva e stampata. È facile per i cronisti, in buona o cattiva fede, semplificare i fatti e le opinioni, deformando così la verità e insinuando virus pericolosi. E quando è in gioco la religione gli esempi si sprecano. Due, recentissimi, sono quanto mai clamorosi.
   
Il primo riguarda quanto sta avvenendo in Nigeria, ossia uno scontro sanguinosissimo tra fazioni rivali che sui media è passato come una guerra di religione fra cristiani e musulmani. Come se il motivo delle violenze fosse la diversità di fede. In realtà, come sempre in questi casi, dietro ai crimini efferati ci sono lotte per il controllo del potere: un motivo che si intreccia con l’identità anche religiosa dei diversi gruppi, ma certo non si identifica con essa.
      
Il secondo, ugualmente gravissimo, è la polemica scoppiata sulle parole di mons. Celestino Migliore, rappresentante vaticano all’Onu. Qui si può leggere il testo integrale della sua intervista all’agenzia francese I.Media, in traduzione italiana e nell’originale francese. Il vescovo risponde a quattro domande. Una riguarda una proposta di depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo intero. Ecco la risposta di mons. Migliore: “Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”.
   
Non so le ragioni della contrarietà alla proposta francese degli oltre 150 Paesi che non l’hanno sostenuta (tutti desiderosi di incarcerare gli omosessuali o plagiati dal Papa?). Mi sembra però che nel ragionamento del diplomatico vaticano non ci siano toni da crociata o scomuniche al movimento gay. Solo l’osservazione che il mezzo proposto (il testo francese) non è il più adatto al fine (diminuire le discriminazioni nel mondo). Perché nessuno dei critici delle parole del vescovo ha risposto su questo punto?
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categoria: attualità, religioni e violenza


giovedì, 20 novembre 2008

sesso-amoreSesso e amore
      
Questa settimana, lo spunto per un appassionato dibattito me lo dà ancora “Ali d’argento”. Qui trovate una bella riflessione a partire da un libro uscito di recente: “Il sesso è amore”. Un tema, in realtà, che ne nasconde molti altri.
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categoria: amore, attualità


martedì, 14 ottobre 2008

“No, non siamo immortaliâ€

malatoAncora sul tema della vita e della malattia, credo offra numerosi spunti di discussione la testimonianza di Sylvie Menard, ricercatrice presso il Centro oncologico di Milano e per anni assistente del professor Umberto Veronesi. Tre anni fa la Menard si è ammalata di cancro. “E ho ricominciato a vivere”. Ecco una parte della trascrizione del suo intervento, andato in onda durante una trasmissione di Radio Rai 1.
 
“Come allieva di Veronesi ho sempre pensato: testamento biologico e eutanasia sono dei diritti. Io, come francese, sono per la libertà in assoluto perché sono dei diritti: magari io non ne avrò bisogno, però mi sembra giusto che ogni persona possa decidere della sua fine. Poi tre anni fa mi sono ammalata di cancro anch’io e questo trauma - che è un trauma terribile, perché obbliga a pensare alla morte, non alla morte come l’avevo sempre pensata, la morte degli altri, ma obbliga a pensare alla propria morte - e questo percorso di considerare la morte come un evento assolutamente naturale, obbligatorio, non c’è morte se non c’è vita, mi ha permesso, se vogliamo, di rinascere, di ricominciare a vivere, di ritornare protagonista della mia vita e di lasciare un po’ la malattia da parte.
Facendo questo procedimento, mi sono accorta che su testamento biologico ed eutanasia avevo completamente cambiato parere. Il testamento biologico e, soprattutto, l’eutanasia, se c’è in questo Paese c’è perché lo hanno chiesto i sani. Invece di fare la terapia del dolore, costa di meno dire allora a questo punto c’è l’eutanasia, se tu proprio questo non lo sopporti più, ti do una via d’uscita. La depressione è la stessa cosa. Io ho sperimentato cosa vuol dire depressione: si perde la voglia di vivere, allora è chiaro che il paziente depresso a questo punto chiede di morire.
0841fc38Io credo che in un Paese civile – essendo la vita una cosa preziosissima – la prima cosa da difendere è la vita. Quando sento parlare della morte degna mi dà molto fastidio, perché la morte degna vuol dire che dall’altra parte si tenderebbe a dire che c’è una vita indegna. E per uno che chiede di morire perché ha delle difficoltà a continuare a vivere, ci sono decine di altri pazienti che hanno la stessa malattia e che, invece, con coraggio cercano di andar avanti. Noi stiamo dicendo a questa gente che la loro vita è indegna…
Io fino al tumore ero una persona immortale. Come tutti i sani noi ci sentiamo immortali fino a quando non ci succede qualcosa che ci dice che immortale tu non sei, allora cambiano completamente gli aspetti. È per questo che credo che il testamento biologico non serva a niente, perché nessuno da sano può sapere come reagirebbe in caso di una malattia grave”.
 
Per approfondire si può leggere qui un articolo tratto da Famiglia Cristiana: “Una legge serve. Ma giusta”.
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categoria: vita, interrogativi, attualità, eutanasia


giovedì, 09 ottobre 2008

Di me posso fare qualsiasi cosa?

2bbd51e8aIl dibattito in corso nelle ultime settimane sul cosiddetto “fine vita” – con gli interrogativi riguardanti il testamento biologico, l’accanimento terapeutico e l’eutanasia – ha spesso fatto ricorso al principio dell’autodeterminazione. Con questa espressione si intende il dovere di rispettare la volontà della persona, che può lecitamente rifiutare un trattamento medico e non va sottoposta a una terapia in modo coercitivo.
Il problema, in questo caso, sorge quando tale libertà e “autonomia” della persona tende a diventare assoluta, tale cioè da non essere incrociata con altri principi ugualmente determinanti. Quale, ad esempio, il bene stesso dell’individuo.
In altri termini: qualsiasi azione una persona commetta su di sé e sul proprio corpo è sempre buona e moralmente accettabile? Il diritto di un malato di sottrarsi a una terapia, riconosciuto anche dalla Costituzione, equivale all’approvazione del suicidio o dell’eutanasia? Credo che ci sia un considerevole spazio in mezzo…
E che non basti la piena lucidità e autonomia per rendere un’azione legittima. Se così fosse, la legge dovrebbe rendere lecite pratiche quali il commercio dei propri organi a fine di lucro, l’automutilazione, perfino la vendita della propria libertà a qualcuno, consegnandosi volontariamente come schiavo. Sono esempi assurdi? Non proprio, visto che, in piena coerenza, c’è chi li teorizza.
La materia è certo complessa. Motivo in più, mi sembra, per essere estremamente cauti e non rinunciare a nessuna precauzione, etica e giuridica, quando è in gioco la vita e la dignità di un essere umano.
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categoria: vita, interrogativi, attualità, eutanasia, scienza e fede


domenica, 31 agosto 2008

L’estate sta finendo

dire_13775845_27120In questa fine di estate, spenti i riflettori sulle Olimpiadi e un po’ anche sulla Georgia (ahimè), sui giornali trova spazio il dramma dei cristiani dell’India. Non è una novità, ma la stampa non ha mai dedicato eccessiva attenzione all’Orissa, fino a qualche giorno fa, quando due ragazze cattoliche della provincia indiana sono state bruciate vive per la loro fede religiosa.

L’articolo che segue documenta la tragedia e mostra come il fondamentalismo sia davvero cieco. Molto bello il commento che ho trovato qui. Dopo aver letto cosa accade nella terra di Gandhi, l’estate delle distrazioni e dello svago è davvero finita.

Lacrime e rabbia: viaggio nei villaggi fantasma dove sono stati uccisi i cattolici. Ecco l'altra faccia dell'India

India, sulle colline tra i cristiani in fuga

di Raimondo Bultrini

BHUBANESWAR (Orissa) - "Ho sentito dire che i corpi sono ancora sulla strada e si decompongono perché qui tutti hanno paura di raccoglierli per seppellirli". Padre Mathew è appena sceso dalle colline dei massacri, dove nei giorni scorsi almeno 14 cristiani sono stati uccisi a colpi di pietre, di machete, di bastoni. L'ultima vittima però era un hindu e si chiamava Dasaratha Pradhan ed era un contadino dalit o "Intoccabile", l'ultimo anello della società. Nonostante appartenesse alla casta più bassa - dalla quale vengono molti dei convertiti - Dasaratha non aveva mai abbracciato il cristianesimo come avevano fatto molti altri per sfuggire a un destino di emarginazione sociale e per ottenere qualche vantaggio economico. Era rimasto hindu e pregava le stesse divinità dei suoi assassini. È stato ucciso mentre una folla di migliaia di suoi compagni di fede dava la caccia a missionari e cristiani attraverso i villaggi immersi nella fitta giungla del distretto Kandhamal. Dasaratha gli aveva gridato con tutto il fiato che aveva in corpo: "Fermatevi! Che fate? Un vero hindu non uccide nemmeno gli animali!".

Non solo non lo sono stati a sentire. Lo hanno colpito a bastonate e lasciato moribondo sul posto, una strada del villaggio di Tiangia. "Solo ieri la polizia ha sotterrato il corpo, che ormai era stato quasi interamente divorato dai cani", ci racconta Padre Nayak, un prete cattolico vestito da laico come gran parte dei missionari dell'Arcidiocesi di Bhubaneswar.

Prima di Dasaratha nello stesso agglomerato di case di fango nella giungla pluviale - oggi ancora off limits perfino per il potente ministro dell'Interno del Congresso giunto da Delhi - erano morti tre cristiani. Per loro c'era stata bene o male una sepoltura, ma non per Dasaratha "il traditore".

I racconti dei testimoni diretti che incontriamo nell'Arcidiocesi sono però anche pieni di storie di eroismo di alcuni hindu. Mentre l'anziano Padre Mathew cercava un nascondiglio inseguito da centinaia di manifestanti con spade e bastoni, ha bussato a quattro porte sconosciute. Erano tutti hindu come scoprirà poi. Nelle prime tre hanno rifiutato di farlo entrare, nella quarta gli hanno offerto un bagno con un grande buco per lo scarico della fogna. Si è rintanato lì dentro mentre bussavano alla porta e cercavano in tutta la casa del generoso ospite. "È passata un'ora interminabile - racconta - finché mi hanno detto che potevo uscire per cercare un altro nascondiglio. Se sono ancora vivo è grazie a questa e altre tre famiglie induiste che mi hanno nascosto nella foresta".

Anche il suo assistente e un'altra decina di preti rifugiati nell'Arcidiocesi provengono dai villaggi delle colline. Padre Mathew ricorda bene come è cominciata l'ennesima guerra. Aveva saputo al telefono che sabato notte era stato ucciso Swami Laskhanananda Saraswati, un santone hindu seguito da migliaia di fedeli. La polizia attribuiva il delitto ai maoisti tra i quali ci sono anche molti cattolici, ma il sacerdote sapeva che i seguaci dello Swami se la sarebbero presa con tutti loro. Il santone non voleva che i preti convertissero al cristianesimo i devoti delle divinità primordiali e si era trasferito apposta nelle colline di Kandhamal per riportare indietro le pecorelle smarrite. Di sicuro alla sua morte gli eredi avrebbero cercato vendetta e, a loro modo, giustizia. Tutti ne erano consapevoli da Raikia a Tiangia, da Phulbani e Bhubaneswar.

Infatti la domenica mattina la cappella della chiesa di Padre Mathew a Phulbani nel cuore delle colline era deserta. Nessuno immaginava però che stavolta - com'era già accaduto in misura minore nel Natale scorso dopo un fallito attentato allo stesso Swami - la caccia all'uomo si sarebbe trasformata in una strage.

Quella stessa domenica una folla di cinque o seimila hindu raggiunse Phulbani dopo aver attraversato villaggi e gruppi di case sparse. Le loro grida si udivano da lontano e tutti sentirono avvicinare l'orda minacciosa, ma c'era poco tempo per evacuare l'intero villaggio a maggioranza cattolico.

"Vanda Matherem, Maro Christian", "Ti saluto Madre, uccidiamo i cristiani!", hanno sentito ripetere come un incubo quelli che sono rimasti come Padre Matthew. "Ero paralizzato dal terrore, e ho mandato i ragazzi e il mio assistente a scavalcare il muro che dà verso la foresta per salvarsi. Io sono rimasto nella chiesa e ho visto attraverso il portale che la folla portava con sé un feretro. Era il corpo dello Swami ucciso. Ma era solo un monito. Lo hanno fermato davanti alla mia chiesa e poi sono ripartiti portandeselo via. E all'indomani, dopo la cremazione, sono iniziati i massacri".

(continua qui)

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categoria: attualità, religioni e violenza


venerdì, 16 maggio 2008

Juno

juno-topSe ne avete l'opprtunità, andate a vedere questo film. Merita una bella discussione...
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categoria: vita, interrogativi, attualità


domenica, 11 maggio 2008

Sì alla vita

gravidanzaIl Libano è ormai a un passo dalla guerra civile. In Birmania, dopo il passaggio del ciclone Nargis, si contano 220mila dispersi (almeno 100mila i morti) e 1,5 milioni di persone a rischio di epidemie. Non è per niente facile, questa sera, scorrere la sintesi degli avvenimenti che hanno contraddistinto il finesettimana.

In mezzo a tanti drammi, un barlume di speranza c’è. Lo trovo nel dialogo a distanza tra una donna 29enne, con un lavoro precario e insufficiente, in attesa di un bimbo (qui l’intervista rilasciata a un quotidiano qualche settimana fa) e il presidente Napolitano. Oggi il giornale dà notizia della decisione della giovane di non abortire e della lettera del capo dello Stato. Che scrive: “La risposta alle inquietudini che lei esprime, come tanti delle generazioni più giovani, non può che essere nell'impegno delle istituzioni e della società a favore di una missione essenziale qual è quella, sancita dalla Costituzione, di "mantenere, istruire ed educare i figli". Di qui la necessità che il nuovo Parlamento affronti anche le politiche rivolte alla famiglia, con misure volte ad elevare il tasso di occupazione femminile, a conciliare la vita familiare e la vita lavorativa, a sviluppare azioni di assistenza sul territorio, a favorire una complessiva crescita del sistema nazionale dei servizi socio-educativi per l'infanzia, per dare risposte concrete ai bisogni e alle speranze che interrogano la nostra coscienza e la nostra responsabilità”.

Chissà se entrambi conoscono il Progetto Gemma, il servizio per l'adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, tentate di non accogliere il proprio bambino. Dal 1994 ad oggi le donne così aiutate sono state circa 14.000.

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domenica, 11 maggio 2008

Moschea sì o no?

padovaislamSi riduce (purtroppo) a questa sola domanda la questione della presenza di fedeli musulmani, immigrati e non, nelle nostre città. Merita perciò tutta l’attenzione che anche i grandi giornali gli stanno riservando il sito www.padovaislam.it, avviato da tempo dalla diocesi di Padova, che merita una visita e una lettura attenta e senza pregiudizi.

La diocesi veneta interviene anche sulla domanda del titolo. Nel rispetto delle leggi e delle procedure, la moschea è un'occasione per i padovani di «imparare a vivere insieme, pur nella diversità. Essa può favorire il clima di concordia. Per superare paura e allarmismo – puntualizza comunque la Curia – non è lesivo della libertà religiosa che le autorità competenti chiedano, e rendano note alla città, garanzie sulle attività, i finanziamenti e i soggetti responsabili di questi nuovi centri di aggregazione e di preghiera».

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domenica, 11 maggio 2008

Amore, libertà e responsabilità

bacioI media ne hanno rilanciato una sola frase, spesso anche manipolandola, ma il discorso fatto ieri dal Papa nell’anniversario dell’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae merita di essere letto integralmente. Si mostra evidente infatti la tua teologia pastorale di papa ratzinger: il rapporto tra ragione e amore, l’urgenza educativa, la concezione integrale dell’uomo. Mi sembra si possano sottolineare soprattutto tre passaggi.

Il primo. L’amore fra un uomo e una donna non va impoverito nella divisione tra anima e corpo, né ridotto al solo sentimento, “spesso fugace e precario”, ma va inserito in una visione globale, in cui l’unità della persona è rispettata, così come la totalità del dono reciproco degli sposi “che nell'accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa di amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà”. E allora, “come potrebbe un simile amore rimanere chiuso al dono della vita? La vita è sempre un dono inestimabile; ogni volta che si assiste al suo sorgere percepiamo la potenza dell'azione creatrice di Dio che si fida dell'uomo e in questo modo lo chiama a costruire il futuro con la forza della speranza”.

Il secondo. La parola chiave per entrare con coerenza nell’insegnamento evangelico, anche in questo campo, “rimane quella dell'amore”. Tutto si comprende in questa luce. Perché “l'uomo diventa realmente se stesso quando corpo e anima si ritrovano in intima unità… Tolta questa unità si perde il valore della persona e si cade nel grave pericolo di considerare il corpo come un oggetto che si può comperare o vendere”. Ed ecco la frase tanto citata: “Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa”.

Il terzo. È urgente riscoprire l’alleanza tra ragione e amore. Tra dono e responsabilità. Il frutto sarà “qualcosa di grande”, ossia “il sorgere della responsabilità per la vita, che rende fecondo il dono che ognuno fa di sé all'altro. È frutto di un amore che sa pensare e scegliere in piena libertà, senza lasciarsi condizionare oltre misura dall'eventuale sacrificio richiesto. Da qui scaturisce il miracolo della vita che i genitori sperimentano in se stessi, verificando come qualcosa di straordinario quanto si compie in loro e tramite loro. Nessuna tecnica meccanica può sostituire l'atto d'amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione”.

Dunque, è a questo senso alto dell’amore, come libertà che si dona e accoglie responsabilmente, che deve puntare un’adeguata educazione alla sessualità. “Fornire false illusioni nell'ambito dell'amore o ingannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l'esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai principi di libertà e di democrazia. La libertà deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza della dedizione all'altro anche con il sacrificio; senza queste componenti non cresce la comunità degli uomini e il rischio di rinchiudersi in un cerchio di egoismo asfissiante rimane sempre in agguato”.

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categoria: vita, teologia, interrogativi, attualità, benedetto xvi


martedì, 29 aprile 2008

Più Bibbia nella scuola?

bibbiaBibbia amata, ma poco conosciuta nel nostro Paese. È la sintesi giornalistica dell’indagine europea dell’Eurisko presentata ieri in Vaticano, un’inchiesta con risultati molto interessanti. Un po’ sconforta, anche se certo non sorprende, l’ignoranza religiosa dei nostri connazionali (solo il 14% sa rispondere a domande tipo: “I Vangeli sono parte della Bibbia?” o “Gesù ha scritto libri della Bibbia?). Ma registro con favore il fatto che più di 6 italiani su 10 vorrebbero che si leggesse nelle scuole, in quanto elemento di conoscenza indispensabile dell’uomo contemporaneo. E oltre la metà pagherebbe, almeno in linea teorica, per favorirne la conoscenza. Emerge, forte, la richiesta di aiuto a comprendere un testo ritenuto “difficile” da oltre il 60% degli intervistati.

Le tabelle dicono che tre italiani su quattro hanno una Bibbia in casa e che il 27%, nell’ultimo anno, ha letto almeno un brano della Sacra Scrittura (contro il 75% degli Stati Uniti). Quelli che l’hanno regalata in qualche occasione sono il 16%. Un po’ pochini… anche se la Bibbia resta il libro più diffuso e tradotto al mondo.

Nel prossimo giugno sarà pubblicata la nuova traduzione italiana della Bibbia. Già da qualche mese ne abbiamo degli assaggi nelle letture delle Messe domenicali. Le differenze non mi dispiacciono. Oltre ad essere più fedeli all’originale, richiamano l’attenzione e costringono a pensare al significato di quanto si legge e ascolta.

Fra i vari commenti apparsi sulla stampa, il sociologo Franco Garelli nota che, alla lettura del testo sacro, “i più preferiscono ascoltare un’omelia in chiesa o seguire una trasmissione religiosa alla televisione. Tutti segni di una religiosità più ‘recettiva’ che attiva, più orientata all’ascolto che alla ricerca e al coinvolgimento personale”. A parte tutto, però, 79 italiani su 100 dicono di sentirsi protetti da Dio. Una conoscenza più profonda della Bibbia darebbe ancora più sostanza a questo sentimento diffuso.

postato da ediaco alle ore 19:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: teologia, attualità


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Utente: ediaco
Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta… (Etty Hillesum, 11 agosto 1943)


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