martedì, 29 gennaio 2008

Ma gli animali ci vanno in Paradiso?

animaliPotrà sembrare un interrogativo marginale, ma credo non sia proprio così. Lo dimostra il dibattito teologico, antichissimo, e il sentimento diffuso, molto profondo e da non trascurare. Qui un bell’esempio di entrambi.
Certo è difficile dare una risposta chiara e definitiva, visto che l’eternità – per sua natura – sfugge alla nostra piena comprensione. Alcuni punti fermi, però, credo si possano registrare. Primo: non stiamo parlando di un luogo “fisico”, quindi è fuorviante fermarsi troppo sull’aspetto materiale della cosa. Secondo: la “nuova creazione”, come la definisce San Paolo, non riguarda certamente l’uomo soltanto. Ciò non toglie che ci sia una differenza qualitativa tra l’essere umano e le altre creature; differenza che non può essere intesa come un dispregio verso il resto della creazione, come se fosse solo uno strumento per le nostre più diverse soddisfazioni. Terzo: credo che, oltre ad un aspetto oggettivo, ce ne sia una soggettivo. Ossia il potere dell’amore, del nostro amore, capace di dare forma fin da ora a legami e a scenari che l’eternità potrà solo perfezionare e fissare nella loro definitiva e piena bellezza. Resta inimmaginabile per noi, forse, cosa questo significhi precisamente. Ma il Dio che veste i gigli del campo, e a cui non è sconosciuto il minimo filo d’erba, ha tali sorprese in serbo per noi, da rendere feconda di vita ogni singola lacrima versata “quaggiù”.
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categoria: teologia, interrogativi, aldilĂ 


lunedì, 03 dicembre 2007

Saremo sopraffatti dalla gioia
   
giudizio finaleNella recente enciclica di Benedetto XVI “Spe salvi”, Nella speranza siamo stati salvati, ci sono alcuni passaggi particolarmente stimolanti. I paragrafi sulla vita eterna e l’aldilà sono fra questi. È difficilissimo parlarne: i cristiani “non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell'insieme che la loro vita non finisce nel vuoto”.
Cosa si può dire allora? Una cosa possiamo farla: “cercare di uscire col nostro pensiero dalla temporalità della quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che l'eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità”. Sarà come “immergersi nell'oceano dell'infinito amore, nel quale il tempo – il prima e il dopo – non esiste più”. E saremo “semplicemente sopraffatti dalla gioia”.
Se questo è il paradiso, come descrivere l’inferno? Con la morte, la scelta di vita fatta da ciascuno di noi diventa definitiva. A questo punto, “possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all'amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l'odio e hanno calpestato in se stesse l'amore…  è questo che si indica con la parola inferno”. Non un luogo, dunque…
Si tratta di una semplice possibilità? Il Papa stesso constata che “nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un'ultima apertura interiore per la verità, per l'amore, per Dio”. Essa, però, è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male. Che cosa avviene di costoro? Dovremmo dire, di noi… Come va inteso il Giudizio di Dio? Premesso che “la grazia non esclude la giustizia. Non cambia il torto in diritto. Non è una spugna che cancella tutto così che quanto s'è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore”, il Giudizio sarà l’incontro con un Dio che ci ama senza riserve. “Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. È l'incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l'impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il suo sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una trasformazione certamente dolorosa « come attraverso il fuoco ». È, tuttavia, un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiamma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio”.
postato da ediaco alle ore 11:20 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: teologia, interrogativi, benedetto xvi, aldilĂ 


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Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta… (Etty Hillesum, 11 agosto 1943)


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