Fra le notizie estive passate praticamente sotto silenzio, ce n’è una che mi ha colpito molto. Si tratta di una decisione dei giudici di Milano, che hanno inasprito le pene per i cinque giovani appartenenti alle “bestie di Satana”, autori di diversi omicidi e altri delitti. Fin qui, nessuna sorpresa. La cosa più interessante sono le motivazioni, in cui si riconosce che quella che all’inizio può essere solo una moda alla lunga può assuefare il cuore di un uomo e renderlo una belva.
Certamente, come scriveva un giornale in quei giorni di luglio, “svastiche, teschi, bestemmie e croci rovesciate, esibiti sui giubbotti o tatuati sulla pelle, non bastano per ascrivere sempre e comunque la bestialità del branco a un satanismo conscio: il male, come il bene, se è lucida scelta richiede pur sempre intelligenza e volontà, proprio ciò che mancava nello sguardo sperduto di quel misero manipolo. Ma come avviene la me itolava un articolo in quei giorni di luglio.no nella rassegne stampa della settimana sociale?
atamorfosi? Come ci si accorge, in casa propria, di quel figlio che si sta trasformando? Bastano patti di sangue tra amici, musica rock e trasgressione, simbologie e spilloni? La risposta, inquietante, dai magistrati: «Anche un superficiale approccio al satanismo, quale moda che si esprime con atteggiamenti, abbigliamenti, acconciature anticonformiste, col linguaggio truculento e blasfemo della musica Death (Morte)-Metal, senza una vera adesione al satanismo quale filosofia di vita, può portare a una concorde determinazione delittuosa...». Non capita a tutti, anzi, succede a pochi, ma disagio giovanile, ignoranza, solitudine e un orizzonte privo di sogni sono sempre in agguato, e chi ha vuoto il cuore può cercare di colmarlo con quello che gli inquirenti chiamano il "satanismo fai-da-te", il più pericoloso, sconosciuto e ingestibile. Un caos in cui è difficile orientarsi e capita di non saper più distinguere tra un innocuo metallaro e un ragazzino pronto a scannare. Un caos che a volte prende il sopravvento e lo fa con i più fragili”.