martedì, 29 gennaio 2008

Ma gli animali ci vanno in Paradiso?

animaliPotrà sembrare un interrogativo marginale, ma credo non sia proprio così. Lo dimostra il dibattito teologico, antichissimo, e il sentimento diffuso, molto profondo e da non trascurare. Qui un bell’esempio di entrambi.
Certo è difficile dare una risposta chiara e definitiva, visto che l’eternità – per sua natura – sfugge alla nostra piena comprensione. Alcuni punti fermi, però, credo si possano registrare. Primo: non stiamo parlando di un luogo “fisico”, quindi è fuorviante fermarsi troppo sull’aspetto materiale della cosa. Secondo: la “nuova creazione”, come la definisce San Paolo, non riguarda certamente l’uomo soltanto. Ciò non toglie che ci sia una differenza qualitativa tra l’essere umano e le altre creature; differenza che non può essere intesa come un dispregio verso il resto della creazione, come se fosse solo uno strumento per le nostre più diverse soddisfazioni. Terzo: credo che, oltre ad un aspetto oggettivo, ce ne sia una soggettivo. Ossia il potere dell’amore, del nostro amore, capace di dare forma fin da ora a legami e a scenari che l’eternità potrà solo perfezionare e fissare nella loro definitiva e piena bellezza. Resta inimmaginabile per noi, forse, cosa questo significhi precisamente. Ma il Dio che veste i gigli del campo, e a cui non è sconosciuto il minimo filo d’erba, ha tali sorprese in serbo per noi, da rendere feconda di vita ogni singola lacrima versata “quaggiù”.
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categoria: teologia, interrogativi, aldilĂ 


mercoledì, 23 gennaio 2008

I “giusti” che non ti aspetti

sito GIUSTI_bassaFra pochi giorni, domenica 27 gennaio, sarà celebrata la “Giornata della memoria”, l’annuale appuntamento dedicato al ricordo delle vittime della Shoah. Ogni volta mi piace metterne in luce un aspetto diverso. Quest’anno il taglio lo offre, con grande saggezza, il Pime di Milano, promotore di una mostra sui “Giusti dell’Islam”. Pochi sanno, infatti, che tra i circa 22mila nomi, censiti dallo Yad Vashem di Gerusalemme, di coloro che si impegnarono per salvare gli ebrei durante la persecuzione nazista ci sono anche settanta musulmani.
Con questo loro gesto – notano al Pime – essi hanno ricordato che la frase del Talmud «Chi salva una vita salva il mondo intero» compare anche nel Corano. Oggi, però, sono i più dimenticati tra i Giusti, perché politicamente scorretti sia per tanti ebrei che per tanti arabi. Sono infatti un invito ad andare oltre le generalizzazioni facili nella percezione dell’altro e delle sue aspirazioni. Attraverso i suoi 25 pannelli, la mostra racconta alcune di queste storie. Parla di due bosniaci, tre albanesi, due diplomatici turchi e un iraniano che con il loro coraggio salvarono alcune decine di ebrei.
La mostra si apre domani ed è visitabile fino al 10 febbraio. Se qualcuno passa da Milano, non perda l’occasione.
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categoria: islam, attualitĂ , ebraismo


giovedì, 17 gennaio 2008

Un’altra occasione persa

tmpphpxNOT3IHo atteso un po’ prima di intervenire sulle note polemiche di questi giorni che hanno coinvolto Benedetto XVI e l’Università “La Sapienza” di Roma. Del Papa avevo appena scritto. Soprattutto, però, mi sembrava importante ascoltare, riflettere, lasciar sfumare le prime emozioni.

Ora un articolo di Dario Fo, pubblicato su “Il Messaggero” di oggi, mi spinge a prendere in mano la penna. S’intitola: “Persa un’occasione per capire Benedetto XVI”. Giusto. E inizia con una citazione dal discorso mai pronunciato del Papa: “la fede non va imposta in modo autoritario, può essere solo donata in libertà”. Più che giusto. Dopodiché esplode la meraviglia e la sorpresa dell’attore per affermazioni da lui definite “sconvolgenti”, ma in realtà tutt’altro che nuove in bocca a un Papa, sull’autonomia della scienza e il cammino della ragione. Nessun oltranzismo nelle parole di Ratzinger, commenta Fo. Men che meno oscurantismo. Egli “non vuole imporre, ma consiglia. Auspica, non ordina. Aiuta, non costringe. Alla fine, ci vorrebbe tutti uniti e con un unico, augurabile obiettivo comune: la famosa verità”.

La meraviglia, a questo punto, è la mia. Lasciando da parte chi ha fini strumentali ed è in cattiva fede – e ce ne sono, l’abbiamo visto – come si può ignorare che Benedetto XVI, come il suo predecessore, ha un grandissimo rispetto per l’uomo e la sua libertà? Che è una persona dolce, altro che intollerante. Come è possibile che persistano tanti e tali pregiudizi sulla presunta inimicizia tra fede e scienza, e sul ruolo della religione nella nostra società? Cosa può restituire alla verità, depurandole da eccessi e autentiche menzogne, le immagini distorte diffuse sulla storia della Chiesa, su Galileo e sullo stesso Papa tedesco?

Certo, anche una volta che avremo abbandonato i paraocchi o saranno caduti i veli della maldestra informazione, non tutto l’insegnamento cristiano troverà aperto consenso e adesione globale. Nessuno si illude. Ma è ben diverso continuare a gettarsi violentemente in faccia slogan e offensive caricature, credendo di saper già tutto, piuttosto che approfondire le ragioni, non fermarsi alle semplificazioni (comprese quelle dei giornali), far credito all’altro di essere migliore di come me l’hanno descritto. Di qua e di là.

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categoria: interrogativi, attualitĂ , benedetto xvi


lunedì, 07 gennaio 2008

Un papa no global?

messa 1 gennaioSono solo le ultime parole dell’omelia di ieri di Benedetto XVI, ma sono le più citate nelle cronache di oggi. In molti resoconti, le uniche. Il mio pensiero è volato subito al 7 luglio 2001, a Genova. “Anche oggi – ha affermato il Papa nella festa dell’Epifania – resta in molti sensi  vero quanto diceva il profeta: ‘nebbia fitta avvolge le nazioni’ e la nostra storia. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti”.
Sono parole importanti, che hanno valso a papa Ratzinger l’appellativo di “no global” su qualche quotidiano. In realtà, fa solo il suo mestiere. Come dimostra il passaggio successivo, anch’esso molto bello, benché molto meno citato. “Questa grande speranza può essere solo Dio… non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano (Spe salvi n. 31): il Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto. Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità”.
postato da ediaco alle ore 17:28 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: benedetto xvi, mondo globale


martedì, 01 gennaio 2008

Buon anno!

mafalda
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categoria: vita


Chi sono

Utente: ediaco
Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta… (Etty Hillesum, 11 agosto 1943)


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