giovedì, 27 dicembre 2007

Quel vuoto che mi resta dentro

MPj04225540000[1] (WinCE)Più che la professione di fede di Lucio Dalla (qui l’articolo del Corriere on line), in questo immediato dopo Natale mi colpisce la statistica pubblicata sui giornali inglesi. “Nel Regno Unito il Natale profano ha battuto quest'anno alla grande quello sacro, grazie allo shopping su Internet: i navigatori della Rete a caccia di saldi hanno superato il giorno di Natale in modo spettacolare i fedeli andati a messa. I numeri la dicono lunga: 3,5 milioni di britannici hanno passato una parte del giorno di Natale davanti al computer per comprare a prezzi scontati un po' di tutto, dai gadget elettronici ai sofà, mentre le messe natalizie hanno attirato nelle chiese anglicane appena 2,7 milioni di persone”.

A parte il fatto che nell’isola di Sua Maestà non ci sono solo gli anglicani (i cattolici sono altrettanti e anche qualcosa in più); che si può tranquillamente fare l’una e l’altra cosa (andare a Messa e passare qualche ora sul web); che l’orgia consumistica ormai si scatena in ogni periodo dell’anno… mi è venuto in mente il brano che sono solito proporre al rientro dalle vacanze. È una lettera a una rivista cattolica scritta tempo fa da un anonimo giovane lombardo:

“Il mio problema è che dopo aver partecipato alle feste, mi resta un senso di vuoto che ancora non riesco a spiegarmi. Vorrei un consiglio in proposito. Ho tutto ciò che voglio, ho una bella casa, due fratelli di cui sono abbastanza soddisfatto, una madre meravigliosa, ho tanti amici e amiche, un lavoro, ho creato attorno a me un ambiente sereno con tanta gente che mi vuole bene e mi stima moltissimo. E allora, meglio di così cosa si può pretendere dalla vita? Una persona che leggesse questo mio stato di vita direbbe che sono sicuramente un ragazzo felice e spensierato, ma non è così. Perché dentro di me ci deve essere questo senso di vuoto, se dalla mia vita posso avere tutto? (quasi, ma tutto l’indispensabile). Non ditemi che il divertimento si può raggiungere con l’aiuto di Dio!”.

postato da ediaco alle ore 15:15 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: vita, natale, interrogativi, attualitĂ 


domenica, 16 dicembre 2007

Un Natale insopportabile

auguri Natale 2007 copiaAnche questa volta, attingo da qui un’interessante provocazione. Dove si mette in luce non solo la necessità del recupero del significato religioso del Natale, ma anche la difficoltà di quanti proprio non sopporterebbero un altro Natale di plastica.

A Natale ci sono messe di mezzanotte in cui preti assonnati cercano di convincere o ricattare fedeli una tantum. Prima di Natale, ci sono domeniche di Avvento in cui sacerdoti poco intraprendenti disperano di poter vedere le proprie chiese affollate come le vie dello shopping natalizio. Anche questo Natale, pure questo, come tanti altri. Anche questo, svenduto alla insopportabile retorica dei buoni sentimenti, con una nascita trasformata in festa “tarocca”, finta, una vera e propria festa di compleanno senza il festeggiato.

Per molti di coloro che non rientrano nel clichè della famigliola felice - quella che si ritrova sotto l’albero a scartare regali mentre in sottofondo va in onda il rassicurante motivetto di turno - per molti di coloro che hanno subito davvero un trauma, un abbandono, una morte, un lutto, una sofferenza, questo Natale dei nostri giorni, nei modi nei quali appare, è vissuto come una sconfitta ulteriore, come un giorno da fuggire, noioso, triste, senza senso. Da evitare, da fuggire, da sopportare sperando che passi il prima possibile. Non è facile convivere con la retorica di questo modo così diffuso di fare Natale se si vive di solitudini o si è vista la propria fragile affettività crollare al suolo. Se gli eventi hanno scavato nell’animo, aperto ferite, provocato sofferenze grandi talvolta come vere e proprie voragini.

Si, certo: spesso si appare moralisti quando si dà addosso al Natale vissuto solo come feste, regali, cenoni, divertimento, armonia, buoni sentimenti. Il solito discorso un po’ bacchettone che contrappone le meritate feste natalizie, con tanto di tredicesima, al Natale incentrato su un Dio che si fa uomo e nasce non nei sontuosi palazzi dei grandi ricconi, ma nella povertà più umile, attorniato poi solamente da semplici pastori. Sarà pure moralista, ma forse non si allontana molto da una esigenza reale e concreta se può fare in modo di sottolineare anche la necessità di un po’ di continenza, di senso della misura, di ribellione interiore davanti a un Natale diventato così vuoto e monotono da apparire quasi una presa in giro.

postato da ediaco alle ore 11:53 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: natale, interrogativi


lunedì, 03 dicembre 2007

Saremo sopraffatti dalla gioia
   
giudizio finaleNella recente enciclica di Benedetto XVI “Spe salvi”, Nella speranza siamo stati salvati, ci sono alcuni passaggi particolarmente stimolanti. I paragrafi sulla vita eterna e l’aldilà sono fra questi. È difficilissimo parlarne: i cristiani “non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell'insieme che la loro vita non finisce nel vuoto”.
Cosa si può dire allora? Una cosa possiamo farla: “cercare di uscire col nostro pensiero dalla temporalità della quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che l'eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità”. Sarà come “immergersi nell'oceano dell'infinito amore, nel quale il tempo – il prima e il dopo – non esiste più”. E saremo “semplicemente sopraffatti dalla gioia”.
Se questo è il paradiso, come descrivere l’inferno? Con la morte, la scelta di vita fatta da ciascuno di noi diventa definitiva. A questo punto, “possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all'amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l'odio e hanno calpestato in se stesse l'amore…  è questo che si indica con la parola inferno”. Non un luogo, dunque…
Si tratta di una semplice possibilità? Il Papa stesso constata che “nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un'ultima apertura interiore per la verità, per l'amore, per Dio”. Essa, però, è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male. Che cosa avviene di costoro? Dovremmo dire, di noi… Come va inteso il Giudizio di Dio? Premesso che “la grazia non esclude la giustizia. Non cambia il torto in diritto. Non è una spugna che cancella tutto così che quanto s'è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore”, il Giudizio sarà l’incontro con un Dio che ci ama senza riserve. “Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. È l'incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l'impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il suo sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una trasformazione certamente dolorosa « come attraverso il fuoco ». È, tuttavia, un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiamma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio”.
postato da ediaco alle ore 11:20 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: teologia, interrogativi, benedetto xvi, aldilĂ 


Chi sono

Utente: ediaco
Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta… (Etty Hillesum, 11 agosto 1943)


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Archivio

oggi
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Partecipano

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder



Contatore

visitato *loading*volte